Il Blog di Alessandro Fois. 


Premessa

Nel luogo dove effettuerete il mixing, la cura dell’acustica è notevolmente importante. 

Occorre infatti utilizzare una stanza che abbia le giuste proporzioni e dimensioni, per poi sottoporla ad un corretto trattamento acustico (che sarà tanto più impegnativo e costoso quanto più sarà grande la superficie da trattare).

La stanza ideale

In mancanza di un progetto, eseguito da un esperto ingegnere acustico, suggerisco qui di seguito alcuni semplici criteri, che vi permetteranno almeno di evitare gravi errori. 

Per una control room destinata alla valutazione oggettiva dell’audio (soprattutto mixing e mastering, ma anche recording), le proporzioni della stanza dovrebbero essere una delle le seguenti:

3hx4x53hx5x73hx5x8

4hx5x7

5hx7x8

Cioè ad esempio: 

4 metri (di altezza) x 5 metri x 7 metri (larghezza e profondità o viceversa)

che tra le suddette è probabilmente la migliore, come evidenziato anche prima, in Viola.

Onde Stazionarie

Senza necessità di fare calcoli troppo complessi, occorrerà trovare un espediente al fine di minimizzare l’incidenza delle principali onde stazionarie sulla risposta acustica della stanza.

Che cosa sono le onde stazionarie?

Ogni parete aggiunge riflessioni al suono diretto emesso dagli audio monitor; alcune di queste riflessioni corrispondono alle n.3 dimensioni della stanza e generano ciascuna una frequenza correlata alla specifica dimensione, che tenderà a risuonare molto più forte delle altre.

Ne consegue che, se esse non vengono attenuate tramite un processo di correzione acustica, il giudizio del fonico risulterà fortemente compromesso, in quanto egli cercherà di attenuare tali frequenze, con operazioni di equalizzazione, creando uno squilibrio compensatorio nel prodotto audio.

Le onde stazionarie tendono ad amplificarsi ulteriormente quando più misure dello stesso locale hanno la stessa dimensione, o una dimensione molto simile.

La peggiore scelta è ad esempio una stanza cubica; per esempio: 

m. 3 x 3 x 3 oppure 4 x 4 x 4.

Risultati non favorevoli si otterranno anche in una stanza con misure di cui una è multipla di un altra (ad esempio 3 x 6 x 9), anche se il rafforzamento non avverrà sulle fondamentali delle risonanti delle onde stazionarie ma sulle loro prime armoniche.

Come sopra spiegato, la presenza di onde stazionarie ci porterà a percepire le fondamentali di alcune note (tipicamente di estensione bassa o medio-bassa) ad un volume molto più sostenuto delle altre, invitandoci istintivamente ad attenuarle nel programma audio in elaborazione, con la certezza di impoverirlo arbitrariamente.

Scegliendo una delle proporzioni che sopra ho consigliato non sbaglierete mai, e otterrete con facilità una discreta impostazione di base della vostra control room, avendo scongiurato il rafforzamento delle principali onde stazionarie.

UNA SEMPLICE FORMULA

Probabilmente vorreste calcolare quali onde stazionarie si creano nella stanza che vorreste utilizzare come control room.

Esiste infatti una correlazione precisa tra le dimensioni del locale e la frequenza delle onde stazionarie principali, esprimibile con la seguente formula di proporzione generale:

Xhz : 20hz = 17m : Ym

laddove 

Xhz rappresenta la frequenza dell’onda stazionaria ricercata

Ym la variabile in metri (misurata nella stanza) da inserire, cioè la distanza in metri tra 2 pareti contrapposte.

Semplificando la suddetta formula si ottiene:

Xhz = 340 : Ym

Per semplificare, basti dire che è sufficiente:

dividere il numero 340 per il numero dei metri di distanza tra 2 muri paralleli, per ottenere la misura della frequenza di risonanza, espressa in Hz.

Per cui saranno possibili due tipi di calcolo:

> Scoprire la frequenza di risonanza conoscendo la distanza tra 2 pareti:

ESEMPIO 1

inserendo come variabile una distanza di 3 metri si otterrà:

Xhz = 340 : 3 = 113,33 hz

Questa sarà la frequenza di risonanza dell’onda stazionaria generata tra 2 pareti parallele contrapposte distanti 3 metri tra loro.

ESEMPIO 2

inserendo come variabile la distanza di 7 metri si otterrà:

Xhz = 340 : 7 = 48,57 hz

Questa sarà la frequenza di risonanza dell’onda stazionaria generata tra 2 pareti parallele contrapposte distanti 7 metri tra loro.

> Scoprire la distanza tra 2 pareti conoscendo la frequenza di risonanza:

Ribaltando l’equazione è possibile al contrario inserire come variabile la frequenza per trovare la dimensione che la crea:

Xhz = 340 : Ym 

che diventa quindi 

Ym = 340 : Xhz

ESEMPIO 1

inserendo come variabile la frequenza di 80 hz si otterrà:

Ym = 340 : 80 = 4,25 m

Questa sarà la distanza tra 2 pareti parallele contrapposte in presenza di una onda stazionaria di 80 hz

ESEMPIO 2

inserendo come variabile la frequenza di 30 hz si otterrà:

Ym = 340 : 30 = 11,33 m

Questa sarà la distanza tra 2 pareti parallele contrapposte in presenza di una onda stazionaria di 30 hz

> Stanza grande o piccola?

Quanto sopra evidenzia che, a parità di proporzioni, sarà sempre da preferire una stanza grande ad una piccola, infatti:

maggiore sarà la distanza tra le pareti e più bassa sarà la frequenza di risonanza delle onde stazionarie, sino a ridursi ad un disturbo molto periferico rispetto allo spettro di frequenze udibili

ALTRO ESEMPIO

Ipotizziamo una grande sala con dimensioni 9 m altezza, 12 m larghezza e 15 m profondità (come potete notare le proporzioni sono le medesime dell’esempio 3, 4, 5, moltiplicando ogni misura per 3).

Le onde stazionarie indotte saranno quindi:

Xhz = 340 : 9 = 37,77 hz – poca incidenza sull’ascolto

Xhz = 340 : 12 = 28,33 hz – incidenza quasi nulla

Xhz = 340 : 15 = 22,66 hz – incidenza praticamente nulla

Valutate che molti fonici preferiscono attenuare sensibilmente (non cancellare) le frequenze al di sotto dei 40 hz; è cosi evidente che le onde stazionarie indotte dalle dimensioni della stanza cui sopra non ha praticamente alcuna incidenza su qualsiasi programma audio-musicale.

Ciò potrebbe farci pensare che una stanza molto grande sia ideale.

In realtà non è così, in quanto ci sono altre insidie nascoste.

Pur libera da fastidiose onde stazionarie, una stanza ideale:

  • non dovrà contenere pareti contrapposte distanti più di 8 metri, per evitare che si creino effetti di eco o eccessivo sustain del suono, 
  • non dovrebbe avere, se possibile, pareti distanti tra loro meno di 3 metri, al fine di contenere il volume delle riflessioni sonore che purtroppo, come già sappiamo, aumenta in misura quadratica al diminuire della distanza tra la sorgente sonora e le pareti.
  • non dovrà essere enorme, al fine di contenere le spese economiche da sostenere per il corretto trattamento acustico delle sue grandi superfici, che è indispensabile per evitare tempi di riverberi troppo lunghi

Abbattere le onde stazionarie

Con la scelta delle giuste dimensioni e proporzioni della stanza, abbiamo scongiurato il rischio di favorire o, peggio, di amplificare le onde stazionarie primarie.

Dovremo ora cercare di minimizzare il più possibile le onde stazionarie secondarie.

Lo faremo utilizzando alcuni espedienti semplici che, se pure approssimativi, risultano abbastanza efficaci:

•eliminare qualsiasi piano parallelo presente nella stanza, tramite sovrapposizione, sopra le pareti ed il soffitto, di rivestimenti che formino piani inclinati (meglio se l’inclinazione è di almeno 8°) costituiti da materiale sufficientemente rigido (pannelli in legno o cartongesso dello spessore di almeno 1 cm saranno sufficienti per raggiungere lo scopo). Attenti ad evitare vibrazioni a carico dei telai dove appoggerete i pannelli; a tal fine, per tali telai è meglio utilizzare il legno piuttosto che il metallo.

•creare trappole di risonanza, semplicemente apportando numerosi fori o fessure nei pannelli di cui al punto 1 (esistono anche materiali e pannelli pre-forati), affinché il suono vi penetri e trovi smorzamento grazie al labirinto acustico creato all’interno (che si avvantaggia delle risonanze in contro-fase così create) – Per una maggiore efficacia occorrerà, se possibile, che la cubatura dello spazio circoscritto dal pannello forato più grande sia pari ad almeno 1/5 della cubatura del locale ed abbia una superficie pari almeno alla metà del piano più esteso (per ottenerlo è sufficiente un controsoffitto inclinato di 8°-12°, grande come l’intero soffitto (o poco meno) e con una distanza media dal soffitto stesso di circa 15-20 cm)

  • posizionare in corrispondenza degli angoli in alto della stanza dei cubi in gommapiuma molto densa, di dimensioni di cm 30 per lato, o più.
  • se il vostro budget ve lo permette, fatevi progettare da un ingegnere acustico alcuni elementi risuonatori accordati sulle frequenze delle onde stazionarie  residue, che poi costruirete e collocherete opportunamente nella control room).

In tal modo avremo abbattuto in misura significativa, se non eliminato pressoché del tutto, le onde stazionarie del locale.

Minimizzare le “Prime Riflessioni”

E’ anche importante disperdendole, le cosiddette prime riflessioni, quelle indotte dai monitors audio a causa della riflessione acustica indotta dalle pareti adiacenti e retrostanti, compreso il soffitto e il tavolo di lavoro

Per disperdere la prima riflessioni indotte dai monitor audio, seguite le seguenti semplici indicazioni:

  • Distanziate i monitor dalla parete retrostante di circa 50 cm (ciò va eseguito salvo contro-indicazioni della casa costruttrice, tali controindicazioni potrebbero essere specificate nei casi in cui i monitors siano dotati di sfiato reflex retrostante; in tal caso seguite le indicazioni del costruttore o fate delle prove al fine di evitare rafforzamenti o al contrario smorzamenti di specifici gruppi di frequenze al variare della distanza – ne consegue che i monitors con reflex frontale sono più facilmente controllabili e da preferire se non avete una sufficiente esperienza per collocarli opportunamente
  • Distanziare i monitor tra di loro di circa 150 cm e inclinarli lateralmente di 30° per indirizzarli verso il  centro del fuoco di ascolto, posizionato a circa 150 cm da ogni cassa (formando così un triangolo equilatero col fonico) – la distanza tra i monitor, e da ciascuno di essi al fuoco di ascolto potrà anche variare, ma ne conseguirà una proporzionale variazione anche della distanza tra ciascuno dei monitor e il fuoco di ascolto, al fine di rispettare sempre le misure del triangolo equilatero a cui fa riferimento il protocollo standard che definisce la stereofonia. 
  • Badate bene che, se le dimensioni della stanza sono piccole è bene ascoltare stando molto vicini ai monitor; riguardo alle distanze ideali tra i diffusori, un riferimento semplice e pratico è il seguente: la distanza tra i n.2 monitor (e tra ciascuno di essi e l’ascoltatore) non dovrebbe mai essere maggiore della metà della larghezza della dimensione più piccola della stanza; ne consegue quindi che, se le dimensioni della stanza sono ad esempio 3H x 4L x 5P, si prenderà in considerazione la misura più piccola, cioè in questo caso l’altezza di m.3; applicando il suddetto suggerimento e calcolando quindi il 50% dei m.3, ne consegue che la distanza massima tra i diffusori non dovrà essere superiore a m.1,5. Stanze con misure più ampie permetteranno quindi di distanziare i diffusori, in quanto creeranno un “focus” di ascolto capace di comprendere, altre al fonico, più persone. 
  • Per conoscere con buona approssimazione quante persone potranno essere contenute nel focus di ascolto (mantenendo una immagine stereo sufficientemente corretta), basterà applicare la seguente formuletta facile facile: 

NP=DxD (ossia: il NUMERO delle PERSONE che potranno stare nel focus è all’uguale al quadrato della DISTANZA). 

Ne consegue che:

  • m. 1,00 di distanza tra i diffusori = 1 persona (il fonico)
  • m.1,4 = 2 persone
  • m.1,70 = 3 persone
  • m. 2,3 = 5 persone
  • m.3 = 9 persone; e così via. 

La posizione perfettamente corretta ai fini del miglior giudizio critico, comunque, è sempre una soltanto, quella situata alla perfetta distanza, in posizione esattamente centrale.

  • Fate in modo che i tweeter dei monitor puntino al livello delle orecchie del fonico e degli altri operatori. 
  • Se potete, fate in modo che i monitor si trovino sollevati di almeno 25 cm dal piano di lavoro e che siano piazzati leggermente dietro di questo. Sarebbe anche vantaggioso se il piano di lavoro fosse leggermente obliquo, con leggera inclinazione verso il fonico (come nei tavoli da disegno); in tal modo le riflessioni indotte dai monitor verso il tavolo saranno proiettate verso il basso e non giungeranno alle orecchie.
  • Se potete, piazzate n.2 pannelli verticali obliqui, ciascuno parallelo al retro di ogni monitor, quindi con una inclinazione di 30° rispetto alla parete di fondo e di 60° rispetto a quelle laterali, facendo in modo che essi colleghino la parete di fondo con quelle laterali. Sarebbe a dire che, con le inclinazioni suddette, tali pannelli dovranno tagliare gli angoli della stanza in obliquo.
  • Un altro largo pannello dovrebbe essere posizionato sopra l’attrezzatura della regia audio, tra il soffitto e la parete di fondo, a sovrastare completamente le casse acustiche ed il piano di lavoro (60° inclinazione dalla parete di fondo e 30° dal soffitto), in maniera tale da proiettare le onde sonore ascendenti provenienti dai diffusori verso il fondo della sala, dietro il fonico.

Fatto tutto ciò, avrete finalmente eliminato la maggior parte dei disturbi causati dalle prime riflessioni.

Suono della stanza fermo e diffuso

A questo punto, tramite mobili, poltrone, tappeti e altro, potrete rendere l’acustica un po’ più ferma.

I suddetti arredi spezzeranno le principali onde di riflessione ad alta direzionalità, assorbendole o disperdendole in tante piccole onde a bassa incidenza a propagazione omnidirezionale, creando maggiore diffusione acustica.

Nel fare ciò, cercate di creare una perfetta simmetria tra destra e sinistra nella zona intorno al fonico, in modo da non creare squilibri di ascolto.

Sarà il caso inoltre di sistemare alcuni pannelli diffusori ai lati del punto di ascolto (consultando internet ne potete trovare tanti in commercio), che favoriranno ulteriormente la diffusione omnidirezionale di tali onde. 

Se non potete piazzare i pannelli diffusori, come ripiego sarà allora necessario piazzare pannelli assorbenti e leggermente inclinati verso il retro della sala, al fine di evitare qualunque onda di ritorno verso la postazione del fonico.

Alcuni pannelli fonoassorbenti potranno invece essere opportunamente utilizzati in maniera misurata ed opportuna per assorbire eventuali eccessi di riverbero che possano crearsi in alcuni angoli della sala.

Occorre sperimentare, al fine di costruire un suono vivace e uniformemente diffuso, esente da ogni eco e con tempi di riverberazione inferiori al limite di 500 ms su tutta la fascia di frequenze udibili (l’ideale sarebbe un reverber time di non oltre 200 ms).

Eq ambientale

Dopo aver eseguito tutte le operazioni di cui sopra, è possibile che alcune frequenze risuonino ugualmente un po’ troppo, determinando un ascolto non ancora perfettamente affidabile.

E’ consigliabile quindi, soltanto dopo aver eseguito ogni azione possibile per il miglioramento acustico del locale, raffinare la messa a punto acustica dello stesso utilizzando i seguenti semplici strumenti:

  • 1 fonometro per rilevazioni della pressione acustica (io utilizzo l’iPhone con apposita applicazione dedicata)
  • 1 tastiera musicale capace di scendere almeno sino alle note più basse del pianoforte.
  • 1 plugin di virtual instruments capace di generare frequenze sinusoidali pure (io utilizzo FM8 di Native Instruments, col suono di Init)
  • 1 equalizzatore plugin, da utilizzare con funzione di correttore acustico ambientale – a tal scopo, se potete, vi consiglio di utilizzare l’Eq di FabFilter, capace di supportare un numero molto elevato di piccole correzioni parametriche (nella mia control room ne utilizzo n.12, ad esempio) – E’ possibile utilizzare anche altri plugins, ma è molto probabile che dovreste utilizzarne più di una singola istanza dello stesso insertata in serie (precedentemente, infatti, utilizzavo n.4 EQ-III di Avid per le 12 correzioni di cui sopra)
  • il vostro “orecchio comparativo”

Configurare la DAW per la correzione ambientale

Se volete evitare di dotare il vostro studio di un equalizzatore hardware dedicato alla sola correzione ambientale, da “insertare tra l’uscita monitor della DAW e gli ampli dei diffusori monitor, per prima cosa occorrerà configurare la vostra DAW in maniera da permettervi un controllo separato tra il programma audio da utilizzare per la costruzione del mix e quello di monitoraggio.

Soltanto quest’ultimo, infatti, dovrà essere sottoposto ai processi di correzione ambientale al fine di garantire la massima “neutralità” al file mix che esporterete al termine del processo di mixing.

Come procedere:

  1. Create una nuova Traccia Aux, che potreste chiamare, ad esempio, PreMaster (Prima del Master); tale traccia avrà: 
  • input da un nuovo bus stereo libero (per esempio il 31-32), che dedicherete soltanto a questa funzione
  • output verso il master principale, quello dal quale sarà creato il file mix definitivo, presumibilmente si tratterà del Master 1-2 che potreste nominare, ad esempio, RecMaster (Recorder Master)
  1. Indirizzate gli output delle tracce, dei gruppi e degli aux che precedentemente erano indirizzate verso il RecMaster, verso il bus scelto  che avete scelto come input per il PreMaster (nell’esempio di cui al punto 1, il 31-32)
  2. Creare un Master aggiuntivo, per esempio si tratterà del Master 3-4 che potreste nominare, ad esempio,  MonMaster (Monitor Master)
  3. Nella traccia PreMaster installate un bus stereo di uscita, indirizzato verso il MonMaster con volume di uscita a livello neutro: ZERO db
  4. Convogliate al vostro sistema di monitoraggio le uscite 3-4 al fine di ascoltare il MonMaster
  5. Nel MonMaster, installate un Equalizzatore o una serie di equalizzatori parametrici, al fine di poter eseguire le necessarie correzioni ambientali riscontrabili durante l’ascolto
  6. Ricordatevi che, quando eseguirete il Bounce finale del Mix, dovrete utilizzare il Master 1-2, il quale resterà esente dalla suddetta equalizzazione, al fine di non applicare le correzioni ambientali al file mix che esporterete com file definitivo
  7. Aprite una Traccia Instrument, installate un virtual instruments capace di riprodurre una onda sinusoidale pura (ad esempio l’FM8 di Native Instruments) in quanto dovrete utilizzare solo questo tipo di suono per la taratura che segue, e convogliate l’output di tale traccia direttamente verso il MonMaster
  8. Collegate una tastiera musicale al fine di poter gestire tutte le note musicali del suddetto strumento virtuale, in tutta la sua estensione
  9. Fate in modo che il virtual instruments non risponda al tocco della tastiera; per prudenza escludete, tramite le impostazioni, ogni possibilità che ciò possa avvenire
  10. Con il fonometro verificate che il volume medio delle note sia udibile a circa 85 db o poco meno
  11. A questo punto, partendo dal LA centrale (440 Hz), percorrete tutti i tasti verso le note più basse, procedendo a intervalli di semitono; potreste notare che, in corrispondenza di certe note e fasce di note, il suono tenda a rinforzarsi o, al contrario, a indebolirsi
  12. Sarà utile trascrivere il nome delle note più deboli e di quelle più forti in confronto con la media di volume rilevata nella intera estensione, e della ampiezza di tali alterazioni di volume a carico delle note adiacenti
  13. Tramite una tabella di conversione NOTA-HZ, attribuite ed affiancate al nome delle note forti e di quelle deboli il relativo valore di frequenza
  14. Ad esempio: supponiamo che riscontriate un picco di rinforzo al “LA 110 Hz” di 3 db rispetto alla media di volume dell’intera estensione, e supponiamo ancora che il fenomeno di estenda in una certa misura verso le note adiacenti al LA 110 Hz, digradando progressivamente sino a normalizzarsi completamente nel Do# sopra il LA e nel FA sotto il LA
  15. Puntate il selettore di frequenza degli equalizzatori parametrici sulle frequenze delle note più forti e più deboli e impostate il controllo Q su una campanatura molto stretta (Q = 10 oppure 12), che poi allargherete progressivamente, per normalizzare l’esubero digradante delle note adiacenti – nell’esempio di cui sopra punterete un Eq su 110 Hz, con una attenuazione di 3db, e un Q = 4 – se all’orecchio vi sembra troppo, nel dubbio sarà meglio una attenuazione limitata a soli 2db, e un Q lievemente più stretto, con valore di 5 o 6 – l’obiettivo è la perfetta neutralizzazione del picco ambientale, creando una campanatura di attenuazione avente pari ampiezza e gain opposto al rinforzo acustico da correggere, sino ad addivenire a un ascolto perfettamente flat
  16. Analogamente, continuate l’analisi su tutta la estensione delle note, e aumentate di alcuni db il Gain delle frequenze deboli e diminuite quello delle frequenze forti; ricordatevi di testare sempre la ampiezza della campanatura, agendo sul controllo Q, al fine di compensare l’eccesso o la carenza della intera larghezza di banda da correggere 
  17. Alla fine, con vari tocchi correttivi, nel percorrere le note della tastiera, dovrete riuscire ad ottenere una sensazione di omogeneità al riguardo del volume di tutte le note
  18. Nei casi dubbi, è meglio correggere agendo per difetto piuttosto che per eccesso
  19. Se volete, con molta circospezione potrete estendere il lavoro anche verso le frequenze più alte, sopra i 440 hz, anche se esse non sono particolarmente coinvolte nel problema delle onde stazionarie, ma solo da alcuni loro sotto-multipli di frequenza, sicuramente molto meno problematici
  20. Al termine dovreste ottenere un risultato soddisfacente sia utilizzando il sub che spegnendolo, anche se in questo ultimo caso noterete senz’altro un progressivo ma omogeneo abbattimento delle frequenze infrabasse; 
  21. Vigilate però affinché non si verifichino differenze macroscopiche nella fascia di crossover corrispondente al taglio tra i diffusori e il sub, poiché in questo caso è possibile che abbiate sbagliato la messa in fase del sub
  22. Per una analisi più prudente, fate una ascolto anche ad un volume più elevato prossimo ai 110db, concentrandovi soprattutto sulla fascia 20-60 hz – probabilmente tale fascia vi apparirà eccessivamente gonfia, valutate l’opportunità di una leggerissima attenuazione progressiva di 1 o 2 db al massimo (attenzione: riascoltando a 85 db non dovrete però avere la sensazione di un eccessivo spegnimento di tali frequenze – provate alternativamente l’ascolto ai 2 volumi sino a trovare il giusto compromesso)
  23. Se volete, controllate il volume proporzionale di tutte le note per mezzo del fonometro, avendo cura di posizionarlo esattamente nel punto di ascolto del fonico, alla giusta altezza, puntando nello spazio intermedio tra i n.2 twetter dei diffusori; qualunque sia il risultato di questo test, però, fidatevi soprattutto delle vostre orecchie e date a queste “l’ultima parola”
  24. A questo punto, chiamate un collega fonico esperto, meglio ancora se più di uno, e verificate insieme la precisione delle impostazioni correttive apportate al sistema di ascolto, al fine di poterle affinare ancor di più, sino al raggiungimento di un risultato veramente ottimale

N.B.

Come già precisato al punto 7, ricordatevi che per l’esportazioone del Bounce finale del Mix dovrete utilizzare il Master 1-2, che è libero da equalizzazioni d’ambiente, al fine di non applicare le correzioni ambientali al file mix.

Tali regolazioni, infatti, servono solo per “linearizzare” l’ascolto critico del fonico, affinché non inserisca nel bounce stesso le correzioni suggerite da un suono ambientale squilibrato.

Per concludere

Per il futuro, al fine di non vanificare il lavoro di messa a punto da voi impostato, ricordatevi di non modificare mai quanto segue: 

  • la risposta acustica della sala, specie nella zona critica vicina al fonico, per mezzo di spostamenti o eliminazione o aggiunta di arredi e rivestimenti
  • la frequenza di crossover del sub
  • le regolazioni dell’elettronica dei diffusori e del sub
  • il volume relativo del sub rispetto a quello dei diffusori
  • qualunque altro elemento che possa falsare la risposta in frequenza del programma audio

Come vedete, con un piccolo budget e i giusti criteri applicati con scrupolo e precisione, basteranno pochi mezzi per mettere a punto un sistema di monitoraggio ottimizzato e perfettamente affidabile, che garantisca un giudizio di ascolto sufficientemente corretto.

Tale monitoraggio, strano ma vero, risulterà spesso migliore di alcuni di quelli ascoltabili in studi di registrazione talvolta anche a medio e medio-alto budget, laddove non siano stai utilizzati i giusti criteri (e, credetemi, ce ne sono tanti che “vendono fumo” in questo ambito molto delicato).

Ricordiamoci sempre che il risultato che conta, nel nostro lavoro, non è quello soggettivo ascoltabile su monitor potenti e di altissima qualità in una sala ampia e ben arredata di certi studi lussuosi, bensì ciò che è stato inciso nel nostro file master, che dovrà essere oggettivamente equilibrato (indipendentemente dal metodo adottato).

Infatti, alcuni studi (talvolta anche molto appariscenti e costosi) producono spesso mix e master con equalizzazione falsata a causa di regolazioni basate su ascolti imprecisi.

Ricordatevi che, se la risposta acustica non è lineare, il vostro ascolto critico risulterà falsato, e falsate saranno quindi le regolazioni che opererete sul suono e che risulteranno incise nel file mix.

Basterà un ascolto comparativo del mix in un ambiente differente (sia esso esente da difetti o con difetti differenti dallo studio dove è stato creato il mix), per evidenziare eccessi o carenze corrispondenti ai difetti acustici dello studio dove è stato realizzato il mix.

Vi esorto quindi a non effettuare lavori sino a che non avrete perfettamente messo a punto il sistema di monitoraggio e la correzione acustica della sala.

Ricordiamoci infine che, nei casi più disperati, un avvicinamento delle orecchie del fonico ai monitor potrà diminuire anche di molto l’incidenza dell’ambiente sul suono monitorato, avvicinandoci un po’ di più alle condizioni di ascolto flat.

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