Il Blog di Alessandro Fois. 


Nel definire i processori timbrici, detti anche tonali, intendo considerare i vari tipi di equalizzatori e i cosiddetti exciter e correlati (che amo definire arricchitori armonici).

Lo spettro armonico

Nel capitolo precedente abbiamo visto che lo spettro sonoro di ogni suono è costituito: 

  • in parte da rumore (costituito da innumerevoli frequenze fondamentali disarmoniche e confuse, tali da non mettere in grado il nostro orecchio di definire alcuna di esse come principale;
  • in parte dal suono vero e proprio, che è riconoscibile come nota musicale grazie alla alta definizione acustica e alla regolarità di una frequenza base definita fondamentale).

Abbiamo anche considerato che ogni frequenza fondamentale (comprese quelle della parte del suono definita rumore) comprende uno sviluppo di frequenze più alte denominate armonici naturali, che dipartono dalla fondamentale con rapporti di intonazione precisi determinati dalle leggi della fisica acustica.

Se necessario, vi invitiamo a leggere di nuovo la Sezione “Timbro” del precedente Capitolo “Conoscere il suono”.

L’insieme della fondamentale sonora e delle fondamentali del rumore, e tutti i loro armonici naturali costituiscono il cosiddetto spettro armonico del suono.

A causa dei limiti del nostro orecchio, di esso considereremo soltanto la parte definita udibile per convenzione, cioè le frequenze tra i 20 hz e i 20 khz.

Azione dell’eq

Il controllo del volume di una traccia regola l’intensità sonora della traccia stessa (esaltandola o attenuandola), cioè dell’intero spettro armonico udibile riprodotto dalla stessa.

Analogamente, l’equalizzatore agisce esaltando o attenuando il volume dello spettro armonico, ma soltanto di una sua porzione, più o meno estesa.

La scelta dei limiti di frequenza in alto e in basso di tale porzione di spettro armonico è definita dall’utilizzatore stesso tramite i controlli dell’equalizzatore.

Esso quindi ci permetterà, ad esempio:

  • di esaltare o attenuare le fondamentali
  • di attenuare i rumori subsonici (le frequenze che si trovano al di sotto della frequenza della nota del suono)
  • di esaltare o attenuare la sensazione di nasalità, asprezza, inscatolamento del suono, 
  • di rendere il suono più aperto o maggiormente chiuso, gonfio o smilzo, caldo o freddo.

Un po’ di pratica vi evidenzierà, meglio di ogni descrizione, la grande influenza che l’equalizzatore ha sul timbro.

Anticipiamo qui che, oltre al modellamento cosmetico di cui sopra, la funzione primaria dell’equalizzatore è quella di equalizzare (come dice il suo nome), cioè di livellare il volume delle frequenze delle note che si manifestano troppo forti o, al contrario, troppo deboli in una esecuzione. 

A causa di una relativa imperfezione costruttiva, o per influenze acustiche negative indotte dall’ambiente tramite la ripresa microfonica e a causa delle onde stazionarie, capita infatti che uno strumento musicale presenti dei notevoli rinforzi su certe note specifiche e spesso anche su alcuni armonici naturali delle stesse (vedasi il capitolo “Che cosa occorre” alla sezione “Acustica”). 

L’equalizzatore può infatti risolvere questo problema localizzando tali frequenze e rinforzandole o attenuandole, secondo il caso.

Tipi di Equalizzatore

Gli equalizzatori possono essere di n.2 tipi:

Equalizzatori a bande fisse

In questo caso la centratura e l’ampiezza della fascia di spettro armonico interessata è definita dal costruttore, lasciando all’utente soltanto la possibilità di attenuarla o di esaltarla.

Essi a sua volta possono essere suddivisi in equalizzatori a manopola o grafici. 

Generalmente gli equalizzatori a manopola suddividono la banda in una porzione limitata di fasce definita dal costruttore, generalmente da n.2 (alti e bassi) sino ad un massimo di n.5. 

Gli equalizzatori grafici, invece, permettono di controllare da n.5 sino a n.31 bande, selezionate dal costruttore, permettendo un controllo molto più accurato. 

Gli equalizzatori a bande fisse, diffusi in ambito di ascolto Hi-Fi , non incontrano un grande favore nell’ambito del trattamento professionale del suono, a causa della poca precisione da essi offerta nel definire l’intervento correttivo, che dovrebbe invece risultare estremamente mirato, come è richiesto in studio di registrazione.

Un equalizzatore grafico dotato di numerose bande può, tuttavia, essere utilizzato anche in ambito professionale per colorare la timbrica a livello cosmetico, ma non è l’ideale per isolare una singola frequenza o un gruppo molto ristretto e definito di esse, ad esempio quando occorra eliminare una specifica risonanza senza coinvolgere le fasce tonali adiacenti.

Tuttavia, talvolta nelle sonorizzazioni di concerti live è utilizzato spesso l’equalizzatore grafico a 31 bande per la messa a punto del master, più per abitudine mutuata dall’analogico che per esigenze reali; a mio parere, infatti, è sempre preferibile una serie di buoni equalizzatori multi-parametrici anche per questa funzione.

Equalizzatori a bande parametriche

In questo caso l’utilizzatore ha a disposizione ben n.3 parametri regolabili:

  1. la scelta della frequenza centrale della banda sulla quale si agirà – chiamato frequenza o semplicemente “F” oppure “Hz”
  2. la definizione della larghezza della fascia di intervento – chiamato ampiezza della campanatura oppure “Q”
  3. la definizione della quantità di volume da esaltare o attenuare – chiamato gain o semplicemente “G”

Tali equalizzatori possono essere classificati in:

  • equalizzatori parametrici (quando permettono di controllare i n.3 suddetti parametri)
  • equalizzatori semi-parametrici (quando permettono soltanto n.2 controlli, con esclusione della ampiezza di banda (Q), la quale rimane determinata dal costruttore).

L’equalizzatore parametrico fornisce un controllo molto elevato dei parametri del suono, permettendone un modellamento molto preciso e raffinato.

Shelve e Peak

Shelve e Peak si riferiscono alla configurazione della forma della banda sulla quale operare.

Quelli che abbiamo descritto sopra sono infatti equalizzatori di tipo Peak, che rinforzano o attenuano l’ampiezza di banda prescelta con un incremento progressivo che trova l’apice nella frequenza impostata.

La rappresentazione grafica del loro operato è quindi a forma di campana, con l’apice sulla frequenza prescelta, la larghezza dipendente dalla ampiezza di banda impostata e l’altezza della campana in dipendenza dell’incremento di gain impostato. 

A forma di campana rovesciata le analoghe considerazioni in caso di attenuazione del gain.

Gli equalizzatori di tipo Peak, quindi, sono di tipo simmetrico, in quanto presentano un decorso identico e speculare tra l’emisfero sinistro e quello destro della suddetta “campana”, con l’apice centrale impostato sulla frequenza prescelta.

L’equalizzatore di tipo Shelve è invece di tipo assimetrico e, secondo il tipo di azione da esso regolata, si distingue in Low Shelving e High Shelving.

Nel Low shelving eq, dalla frequenza selezionata, che rappresenta ugualmente l’apice dell’azione, a destra in direzione delle frequenze alte si diparte una mezza campana che digrada di intensità man mano che procede verso le frequenze più alte; anche qui l’ampiezza della mezza campana dipenderà dal valore di Q (ampiezza appunto) assegnato dall’utente. Dalla parte opposta invece (quella che procede verso i bassi), non si avrà alcuna attenuazione progressiva, bensì tutte le frequenze manterranno la stessa esaltazione o attenuazione pari a quella della frequenza prescelta.

Nell’High Shelving Eq, invece, la situazione è opposta. La mezza campana si troverà sulla sinistra verso le basse frequenze, mentre a destra verso le alte frequenze si avrà una azione costante a partire dalla frequenza selezionata.

Questi tipi di equalizzatori sono molto utili quando si tratta semplicemente di gonfiare o sgonfiare un suono tramite il controllo LSE (low shelving equalizer), oppure di schiarirlo o incupirlo tramite il controllo HSE (high shelving equalizer), con la possibilità di impostare delle curve di incremento o decremento del gain in maniera drastica oppure più o meno morbida e progressiva.

Tipica è ad esempio l’azione totalmente progressiva di incremento verso gli alti, che si verifica puntando l’HSE su una frequenza estremamente alta (ad esempio 20 Khz) e, dopo un opportuna azione del Gain, utilizzando un valore di Q più o meno ampio, sino addirittura a Q = 0.1. 

Potete provare voi stessi, per vedere il grafico dell’effetto risultante sul display dell’equalizzatore stesso, e noterete anche all’ascolto un ampio e progressivo incremento delle frequenze chiare, sino alla soglia di udibilità

HPF e LPF

Molto utili, anche in quanto semplici da utilizzare, sono i filtri passa-alto (usato molto spesso) e passa-basso (usato raramente).

HPF (filtro passa alto) 

Permette di impostare una “frequenza di taglio”, col fine di attenuare drasticamente le frequenze al di sotto di quella impostata dall’utente. 

Con tale filtro spesso è anche possibile definire la pendenza del taglio, espressa in 6, 12, 18, 24, 30, 36 db di attenuazione per ottava, che definiscono rispettivamente tagli morbidi o progressivamente più drastici. 

Questo filtro permette di attenuare o eliminare le frequenze subsoniche, al fine di non creare inutile confusione acustica nella critica e invasiva zona dei bassi.

LPF (filtro passa basso)

Si comporta esattamente allo stesso modo, ma con taglio rivolto verso le frequenze che si trovano più in alto di quella impostata, anche qui con possibilità di selezionare la pendenza di attenuazione progressiva più appropriata. 

N.B.

Questo filtro deve essere utilizzato con parsimonia in quanto, al contrario del precedente, taglia frequenze in una zona in cui sono udibili gli armonici alti del suono, per cui deve essere utilizzato soltanto laddove può essere vantaggioso in ambito di pulizia del mix (spesso si utilizza con il contrabbasso, la grancassa e i timpani, e con altri strumenti che si esprimono sostanzialmente in estensioni basse, con poca presenza di armonici alti)

Conformazione dei plugin di Eq

Gli equalizzatori parametrici professionali in versione plugin (vedi ad esempio i vari modelli Avid, FabFilter, Sony Oxford, Waves, ecc.) sono generalmente costituiti da numerosi controlli raggruppati in una unica schermata, tra cui:

  • Volume di Input per regolare l’ingresso all’equalizzatore, corredato dai led per il controllo del segnale
  • Volume di Output per regolare l’uscita dall’equalizzatore, corredato dai led per il controllo del segnale
  • HPF, con selezione della frequenza di taglio e della pendenza dell’attenuatore
  • LPF, con selezione della frequenza di taglio e della pendenza dell’attenuatore
  • Eq parametrico completo per la sezione bassa, con selezione della funzione Peak oppure Shelve
  • Eq parametrico completo per la sezione alta, con selezione della funzione Peak oppure Shelve
  • N.3 Eq parametrici completi per le sezioni intermedie (in certi casi anche molti di più come nel caso dell’Eq del FabFilter, capace di supportarne, mi pare, sino a n.24 con un unica istanza del plugin, permettendo di scolpire lo spettro sonoro in modo molto versatile e preciso – per ottenere il medesimo risultato da altri plugin potrebbe essere necessario utilizzarne un certo numero in serie)
  • Interruttori On/Off, per l’abilitazione e l’esclusione dei singoli equalizzatori del plugin
  • Pulsante per la inversione di fase del segnale
  • Finestra con rappresentazione grafica (in tempo reale) dell’azione operata dall’utilizzatore tramite i vari controlli del plugin
  • Pulsante di Bypass dell’intero plugin

Come è evidente, si tratta quindi di plugin molto potenti e completi, che permettono un controllo molto raffinato del suono.

Oltre a questi Equalizer che operano con una grande precisione matematica di calcolo, ne esistono altri un po’ meno precisi in senso matematico, ma dotati di un “colore” specifico molto gradevole e “unico”, come ad esempio l’emulatore dell’API 550A e API 550B proposto da Waves, e vari altri.

Enhancement – Exciter

L’exciter è un apparecchio speciale, con funzione di arricchitore armonico.

Il primo e più celebre apparecchio (probabilmente tutt’ora insuperato) è certamente l’Aural Exciter di Aphex.

Esistono anche alcune versioni in plugin tra cui Aphex Aural Exciter di Avid (a cura di Aphex) e Aphex Vintage Aural Exciter di Waves. 

Personalmente però ho avuto modo di testare bene il primo di essi (e non il secondo, che però mi è sembrato alquanto limitato nel controllo).

Devo dire che esso funziona bene, per cui può essere un vero “toccasana” in varie occasioni (per esempio con gli strumenti percussivi e quelli a corde percosse e pizzicate).

Con altre sorgenti, per esempio alcuni strumenti ad attacco morbido e suono sostenuto, come gli archi , i fiati e soprattutto la voce, lo trovo spesso meno gradevole dell’equalizzatore, in quanto il lavoro svolto da quest’ultimo, che è diverso ma in qualche modo analogo, mi “suona” in molte occasioni più cristallino.

Chiariamo però subito le differenze.

L’equalizzatore può incrementare o ridurre l’incidenza delle fondamentali e degli armonici  di un suono in maniera anche molto accentuata e notevolmente selettiva.

L’exciter, invece, è capace di costruire un nuovo contenuto armonico, collocandolo laddove esso risulti particolarmente carente nello spettro armonico del suono originale, cioè nelle fasce alte e medio-alte.

Questo processo viene svolto in maniera intelligente, senza sovraccaricare eccessivamente il segnale, donando alla sorgente (sia essa una voce, uno strumento, un gruppo di tracce oppure l’intero master) apertura, ariosità e un arricchimento armonico che altrimenti non avrebbe potuto ottenere con l’uso del solo equalizzatore.

Le armoniche gestite dall’exciter tendono infatti ad insinuarsi maggiormente dove occorrono, trasformando un suono sordo e povero in un elemento sonoro vivace e aperto.

Soprattutto esso è insuperabile per dare apertura e ricchezza armonica a suoni completamente tagliati nelle frequenze alte. Ciò lo rende anche un alleato prezioso nel restauro di vecchi nastri analogici.

Se gestito con attenzione e senza voler strafare, e se il materiale audio originale è “fortunosamente adatto”, il processo avviene in modo abbastanza naturale, altrimenti c’è il rischio di sporcare il segnale con la creazione accidentale di armonici disfonici, con un sapore di leggera distorsione armonica.

Il plugin ci permette di decidere la quantità, il colore delle armoniche aggiunte, regolando altresì il taglio del filtro e il volume del tessuto armonico aggiunto, in perfetta coerenza di fase.

In generale ho osservato che il lavoro dell’exciter, quando applicato alle singole tracce o gruppi, offre i migliori risultati quando la sorgente ha un suono che non presenta naturalmente disfonìe, bensì risulta già in natura molto pulito e armonico. 

Alle sorgenti che presentano un tessuto armonico pulito (con poco “rumore” prodotto durante la emissione), l’exciter può potenziare le armoniche già esistenti e produrne di nuove.

Quelle che invece presentano una certa dose di rumore (per esempio certe voci naturalmente un po’ sporche), invece, potrebbero uscirne danneggiate, per cui potrebbe essere preferibile semplicemente amplificare gli armonici superiori con l’equalizzatore e valutare la possibilità di operare una lieve compressione multi-banda per equilibrare eccessi e carenze tonali, ma questa e altre cose correlate le vedremo meglio più avanti.

N.B.

Avid ha prodotto anche un altro plugin emulo di Aphex che si chiama Aphex Big Bottom Pro, che permette di potenziare i bassi senza sovraccaricare troppo l’output.

Enhancement – Inflator

Un trattamento che consiglio di effettuare in alcuni casi è quello, di tipo molto speciale, indotto dal plugin Inflator di Sonnox (al momento non ho trovato alternative valide in sostituzione di questo processore).

Questo singolare plugin, per altro molto semplice da utilizzare, inserisce nel segnale audio un livellamento intelligente delle frequenze armoniche, con una azione di equalizzazione e di enhancement di tipo dinamico che, in qualche modo, si ispira a quella operata dai processori valvolari, che è anch’essa dinamicamente variabile.

Inflator è in grado di colmare alcune carenze timbriche relative del segnale audio nei momenti in cui esse si presentano nel tessuto sonoro della sorgente e, al contrario, in altri momenti, di attenuarne gli eccessi.

Esso interviene quindi quando e laddove si presenta il bisogno e un sufficiente spazio armonico, rendendo la pasta del suono più rotonda e dinamicamente meno angolosa.

Ne deriva una sonorità compatta con maggiore equilibrio e coerenza timbrica e dinamica, in maniera sensibile al variare dell’espressione sonora dell’esecutore (cambiamenti di altezza, di intensità e di timbro).

Questa azione può rendere la traccia maggiormente levigata e corposa, e quindi più facile da gestire durante il mix.

Durante l’uso, può talvolta essere riscontrata una diminuzione della efficacia dei transienti di attacco (indotta talvolta dal plugin, in maniera lieve); essa può essere colmata con un uso appropriato della funzione Color di cui il plugin è dotato.

Ques’ultimo controllo può anche essere utilizzato per definire meglio il risultato sonoro generale determinato dal plugin stesso.

Inflator comunque ha sempre una azione sempre molto discreta e produce risultati “credibili”, che non appaiono mai artefatti.

Fase 1 – Equalizzazione preventiva

In una prima fase, tutti i suoni saranno “passati al setaccio” dal fonico, che è chiamato a svolgere una azione di pulizia e valorizzazione degli stessi.

Tale azione, in sintesi, consiste nella eliminazione di tutti i difetti insiti nelle sorgenti. 

Tali difetti, nel caso di strumenti ripresi tramite microfoni, possono derivare da una o più di una delle seguenti cause, alquanto tipiche:

  • difetti o limiti di costruzione e/o di “messa a punto” dello strumento acustico
  • relativa imperizia nel “tocco”, da parte dello strumentista esecutore
  • difetti in ambito di scelta dei microfoni e nei criteri di posizionamento degli stessi
  • difetti acustici a carico dell’ambiente di ripresa (risonanze a causa di onde stazionarie, ad esempio)

Tali difetti si manifestano con rumori e sporcizie, ma soprattutto con risonanze fuori norma a certe specifiche frequenze; talvolta anche con carenze in alcune bande di frequenza, suono sordo e chiuso alle frequenze alte, confusione alle frequenze basse, e così via.

Dal punto di vista concettuale è importante notare che in questa fase preventiva le tracce dovranno essere analizzate e corrette isolatamente, senza metterle in relazione e comparazione con le tracce delle altre sorgenti.

Occorre operare esclusivamente alla ricerca della perfezione sonora, esente da difetti e “sporcizie”, al fine di valorizzare la massima espressione della risonanza naturale della sorgente.

Fase 2 – Equalizzazione di mix

Per mezzo della Equalizzazione Preventiva, durante il successivo approfondimento del missaggio, potremo fruire di suoni ben limati, precisi e corposi.

In questa fase, l’equalizzazione avrà lo scopo di favorire l’incastro degli elementi, evitando però eccessi che possano svilirne il corpo sonoro.

Per fare qualche esempio tipico, diciamo quindi che vi potrà capitare di:

  • togliere i bassi profondi alle chitarre per fare emergere grancassa e basso
  • addolcire lievemente gli alti estremi a chitarre e pianoforte per fare emergere i piatti
  • scavare nel registro medio gli strumenti polifonici e le sezioni orchestrali per fare posto alla voce solista
  • dare un db di brillantezza nei medio alti ai solisti per farli emergere nel mix
  • e così via

Finalità della Equalizzazione

Primariamente

Notare che, primariamente, non dovete perseguire la ricerca estetica del “bel suono” fine a sé stesso, ma dovreste invece mettere in risalto la percezione distinta di ogni elemento musicale, al fine di una leggibilità corretta di ogni parte esecutiva, cercando un armonico equilibrio tonale generale, pur nel rispetto delle sonorità individuali delle sorgenti.

Secondariamente 

Soltanto secondariamente vi potrete sforzare di valorizzare la bellezza estetica dei suoni delle singole sorgenti, o di crearla laddove fosse necessario e possibile.

Comparazione con modelli eccellenti

E’ consigliabile di sforzarsi di essere molto precisi nel definire i suoni, al fine di evitare un errore molto diffuso: concludere un missaggio ottenendo un suono equilibrato ma in generale poco o troppo brillante, poco o troppo “gonfio”.

Ciò ci costringerebbe a equalizzare in generale l’intero mix, con risultati sempre un poco approssimativi, cosa quindi da evitare il più possibile, salvo che per ritocchi minimi finali.

In tali casi, infatti, sarà sempre meglio capire quali siano le tracce che hanno creato l’eccesso o la carenza di cui sopra, e provvedere localmente.

La continua comparazione con l’ascolto di brani che vantino alta qualità fonica (meglio se di genere musicale simile al nostro) può aiutarci per un utile confronto alla fine del mix, ma può e deve farci senz’altro da guida anche durante.


N.B.
In prossimi articoli del Blog potrete trovare la descrizione passo passo dei processi di Trattamento timbrico, nello specifico troverete:

  • Un articolo dedicato alla Equalizzazione Preventiva
  • Un articolo dedicato alla Equalizzazione di Mix
  • Vari articoli alquanto approfonditi, dedicati al processamento tonale per vari strumenti e famiglie di strumenti, tra cui: Voce solista, Basso e Contrabbasso, Batteria e  Congas/Bongos, Set di Percussioni, Pianoforte acustico, Chitarre, Sezioni orchestrali

Altrimenti suggeriamo di consultare il manuale di cui al link che segue:

manuale-di-audio-mixing-digitale


PER APPROFONDIMENTI

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