il trattamento dinamico

Il Blog di Alessandro Fois. 


Ogni esecuzione musicale si manifesta con una variazione dinamica tra volumi alti e bassi, che l’esecutore utilizza a fini espressivi (il cosiddetto range dinamico, o escursione dinamica).

Persino un singolo suono può presentare una evoluzione dinamica al suo interno durante il tempo di emissione.

Ad esempio, un suono può manifestarsi con un attacco deciso che tende a ridursi nel tempo.

Oppure, al contrario, una singola nota di uno strumento a suono sostenuto può essere fatta crescere nel corso della sua emissione.

Nella precedente sezione abbiamo analizzato i processori timbrici e abbiamo considerato come essi permettano di correggere lo spettro tonale di un suono o di una esecuzione musicale.

Adesso prendiamo in esame i cosiddetti processori dinamici che, come dice il nome, permettono di manipolare la dinamica di un suono o di una esecuzione musicale, riducendola, espandendola, limitandola, escludendola, secondo le esigenze dei vari casi.

Esistono processori di dinamica tradizionali di tipo analogico e le nuove corrispondenti versioni digitali in forma di plugin, queste ultime suddivisibili in n.2 tipologie:

  • processori precisi – nati direttamente in forma di plugin – permettono una manipolazione della dinamica secondo precise curve a coerenza matematica, gestibili con precisione dall’utente – sono generalmente dotati di numerosi parametri e consigliabili per ogni utilizzo in cui sia richiesto il massimo controllo operativo
  • processori colorati – nati in forma analogica, i più celebri di essi sono stati emulati, spesso con ottimi risultati, dalle corrispondenti versioni digitali in forma di plugin – come i loro equivalenti analogici, essi sono generalmente dotati di meno controlli e permettono una manipolazione meno precisa della dinamica, in quanto rispondono in modo adattativo in reazione al materiale audio presente in input, tenendo conto della frequenza e della dinamica; con essi possiamo esercitare un controllo meno preciso, ma spesso esso risulta più progressivo e gradevole, il che rende questi processori preferibili ogni qual volta la necessità di precisione possa cedere il passo al calore espressivo e a una maggiore adattività dinamica alle sollecitazioni del segnale sonoro

Tipi di processore di dinamica

Essi sono catalogati tradizionalmente in n.4 tipi, n.2 dei quali derivano dagli altri n.2:

  1. compressorcompressore
  • permette di comprimere, tutta o in parte e in un certo rapporto determinabile dal fonico, l’escursione dinamica di un suono o di una esecuzione musicale, con finalità di maggiore livellamento della esecuzione stessa e/o di modellamento dell’attacco dei singoli suoni rispetto alla coda degli stessi (il modellamento assume un significato molto più accentuato nelle emissioni sonore che presentano un sostenuto picco iniziale, con successivo progressivo decadimento, come nel caso degli strumenti a percussione, a corda percossa e a corda pizzicata

 

  1. limiterlimitatore
  • permette di contenere in modo assoluto il volume della esecuzione in modo che non superi una certa soglia massima definita da un controllo definito threshold

 

N.B. 

la funzione limiter corrisponde ad una impostazione estrema del compressore, sempre ottenibile regolando al massimo il rapporto di compressione quest’ultimo, il che produce un risultato drastico, tipico e utile; di conseguenza sono stati creati, per praticità, alcuni plugin specializzati in questa unica funzione

  1. expanderespansore
  • agendo sulla escursione dinamica posta al di sotto della soglia definita dall’utilizzatore, l’expander permette di espandere tutta o in parte l’escursione dinamica di un suono o di una esecuzione musicale, in un certo rapporto determinabile, con finalità di esaltazione della espressività dinamica della esecuzione e/o di modellamento della coda dei singoli suoni rispetto all’attacco degli stessi (il modellamento assume un significato molto più accentuato nelle emissioni sonore che presentano un sostenuto picco iniziale con successivo progressivo decadimento, come nel caso degli strumenti a percussione, a corda percossa e a corda pizzicata)
  1. gatesoglia [di taglio]
  • utilizzando il massimo rapporto di espansione possibile otteniamo un gate, che permette di eliminare completamente, o anche solo in parte, ogni manifestazione dinamica che si presenti al di sotto di una certa soglia definita dall’utilizzatore

N.B. 

Il gate è chiamato anche noise-gate grazie alla sua capacità di mascheramento del rumore di fondo; esso corrisponde alla funzione estrema dell’espansore, ottenibile regolando opportunamente quest’ultimo, il che produce il risultato estremo di chiudere il passaggio a ogni segnale elettroacustico di potenza limitata, tale da non superare la soglia dinamica pre-impostata dall’utente; in considerazione della speciale e utile funzione del gate, sono stati creati alcuni plugin specializzati in questa unica funzione

Controlli del Compressore e del Limiter

Iniziamo ad esaminare i compressori di tipo preciso, che sono per lo più dotati di molti strumenti di controllo, per poi passare a quelli colorati, che in genere ne hanno di meno.

Compressori precisi

Essi sono sempre dotati dei seguenti controlli configurabili dall’utilizzatore, che definirei indispensabili:

  • Threshold – definisce la soglia di livello dinamico al di sopra della quale avviene il processo di compressione, lasciando intatto tutto ciò che rimane al di sotto
  • Ratio – definisce il rapporto di compressione della dinamica sonora che superi la soglia definita dal Threshold – i rapporti sono definiti con formule del tipo 1:1 (nessuna compressione), 2:1 (la escursione dinamica residua è ridotta a metà), 3:1 (la escursione dinamica residua è ridotta ad un terzo, e così via) – generalmente sono impostabili anche valori di compressione espressi in decimali (ad esempio 1.6:1) – qualunque sia il rapporto di compressione, la progressività dinamica della parte compressa della esecuzione viene mantenuta intatta, ma ridotta (cioè compressa, appunto)
  • Attack – definisce il tempo di reazione del compressore (detto anche  latenza) alla sollecitazione dinamica imposta dalla sorgente al momento del superamento della soglia – è il tempo di ritardo del compressore prima di entrare in azione in seguito ad una sollecitazione sonora
  • Release – definisce il ritardo del compressore nel ritorno alla normalità, sarebbe a dire il tempo intercorso tra la cessazione della sollecitazione dinamica determinata dalla sorgente e il termine dell’azione del compressore 
  • Reduction Led – tramite una fila di led luminosi (generalmente colorati in rosso), una fila di reduction led evidenzia in tempo reale la riduzione imposta dal segnale nella sua parte compressa – ad esempio, se il ratio è a 3:1 e il superamento della soglia è di 9 db, il reduction led si illuminerà sino ad indicare una riduzione di 6 db, in quanto il livello di 9 db è stato compresso sino a ridurlo ad 1/3, cioè 3db, riducendo quindi di 2/3 la sua escursione dinamica, ovvero di 6 db

Spesso i compressori, sono dotati anche di alcuni dei seguenti altri controlli, che qui di seguito elenco in ordine di utilità:

  • Knee – chiamato anche ginocchio, secondo il mio parere è il controllo più importante tra quelli ausiliari – permette di gradualizzare il rapporto di compressione introducendo una lieve compressione già poco al di sotto della soglia e rendendola via via più intensa al passaggio e al superamento sino a stabilizzarsi su un punto dinamico posto un po’ oltre al valore di soglia impostato nel threshold – permette di rendere morbido e progressivo il passaggio dalla dimensione compressa e quella non compressa e viceversa, rendendo meno udibile l’azione meccanica del compressore, consigliabile specialmente se si utilizzano alti valori di ratio al fine di mascherare l’artificio della compressione rendendo il suono apparentemente naturale
  • ARC – l’acronimo significa Auto Release Control – esso è presente, ad esempio, in molti compressori di Waves – dopo aver impostato un valore corretto di release, che sarà interpretato dall’ARC come valore medio di riferimento, questo controllo ci permetterà di gestire in automatico il tempo di rilascio; l’ARC adatterà i valori di tale funzione momento per momento, secondo le caratteristiche dinamiche del segnale audio stesso, rendendolo quindi più rapido in presenza di un picco transitorio e allungandolo in presenza di suoni sostenuti – questo controllo può risultare inefficace o controproducente solo raramente, quasi sempre esso sarà infatti in grado di gestire ottimamente la situazione – in pratica, quando non riuscirete a trovare un buon valore di release, non vi resterà che gestirlo in modo variabile tramite l’automazione del plugin, oppure potete provare ad utilizzare l’ARC
  • Type selector – quando presente, permette di selezionare il tipo di compressione – tra le varie scelte del selettore (differenti nei vari plugin) potreste trovare, ad esempio: il compressore preciso di tipo matematico, la simulazione dei compressori analogici di tipo “electro” che imita lo stile del compressore analogico Vca o Fet (di tipo rapido e dinamico), oppure la simulazione degli opto, (con compressione più morbida e progressiva), o ancora tube per la simulazione dei compressori valvolari (caldi, saturi e progressivi)
  • Output gain – detto anche make-up, è deputato al ripristino del volume originale del segnale dopo le operazioni di compressione – esiste anche nella forma auto make-up (presente ad esempio nel compressore Drawmer e nel compressore FabFilter), comoda funzione che in alcuni casi trovate accessibile nel plugin tramite apposito pulsante, l’auto make-up permette una compensazione automatica del volume, in contro-reazione alla riduzione creata dalla compressione, e misurata dalla scala a led rossi del Reduction
  • Output led – una visualizzazione molto utile per evitare che il plugin vada in clip in caso di incremento dell’audio indotto dalle suddette operazioni di compensazione – oppure, semplicemente, permette di seguire visivamente il livello di uscita del segnale dal plugin
  • Control window – questa finestra non è assolutamente indispensabile, ma quando vi abituate ad averla non potete più farne a meno, perchè vi permette di controllare visivamente, nei minimi dettagli, tutto ciò che avviene nella dinamica del segnale, con grande vantaggio operativo
  • Input gain – permette di regolare il volume di ingresso al compressore, cosa particolarmente utile nel caso in cui il controllo del threshold non disponga di una grande escursione
  • Input led – permette di visualizzare il volume in ingresso, al fine di regolarlo opportunamente tramite l’input-gain del plugin, oppure incrementando il gain dell’eventuale unità che precede nella catena di insert della traccia.

Infine, il compressore può essere dotato di una sezione di:

Side chain – funzione molto speciale e utile, che permette di comprimere una sorgente secondo i parametri di sollecitazione imposti da un’altra – è molto utile al fine di lasciare spazio nel mix ad un elemento solista, diminuendo automaticamente un’altra traccia o gruppo di tracce di accompagnamento nei momenti di picco del solista; ciò al fine di non sovraccaricare la dinamica generale del mix

Altre funzioni di minima importanza possono essere comprese in alcuni altri plugin, ma non li citeremo nel presente manuale.

Limiter

Il limiter, come abbiamo detto, è un compressore con ratio regolata ai valori massimi, al fine di limitare drasticamente ogni segnale che si innalzi oltre il valore di threshold, contenendolo sul valore dinamico di soglia.

Per il resto esso è un compressore normalissimo con tutte le funzioni già elencate.

Tuttavia, a causa dellla tipicità di questa funzione, i produttori di plugin hanno creato compressori indirizzati a questa unica funzione, dotandoli di pochi controlli essenziali, tra cui, obbligatoriamente, threshold e release.

Il ratio è impostato “di fabbrica” ai valori massimi e non è gestibile dall’utente – in alcuni limiter “intelligenti”, però, nell’approssimarsi alla soglia il ratio incomincia a salire gradualmente sino a stabilizzarsi al 100:1 al raggiungimento della soglia prefissata dall’utente (accade qualche cosa di simile, per esempio nell’L2 di Waves).

Il tempo di attacco è imposto dal costruttore, ed è in genere regolato ai valori minimi, sempre comunque pari o inferiori a 1 ms, se non addirittura a tempo ZERO.

In alcuni è presente la funzione di Look Ahead, che permette al sistema di leggere e misurare anticipatamente i picchi, al fine di una più precisa reazione del limiter.

Ogni altra funzione non è contemplata, fatto salvo, in genere, per il volume di make-up, spesso presente anche nella versione a compensazione automatica.

Compressori colorati

Nei compressori digitali “Colorati”, al pari degli originali fisici da essi emulati, spesso molte delle suddette egolazioni sono assenti.

In essi sono sempre presenti i seguenti controlli:

  • il threshold o, in alternativa, un gain di input che permette di interfacciarlo opportunamente con un valore di threshold fisso impostato dal costruttore, al fine di ottenere il medesimo risultato rispetto al segnale, per determinare quanta dinamica dovrà essere compressa
  • il ratio, spesso impostabile a steps anziché su scala continua

Sono talvolta presenti entrambi o soltanto uno dei seguenti:

  • i valori di attack e di release possono essere regolati da appositi controlli separati, generalmente impostabili a steps, oppure impostabili per mezzo di un certo numero di preset, selezionabili per mezzo di una manopola virtuale che procede a step, ad ognuno dei quali corrisponde un certo valore di attack e di release, in tal caso sarà sempre presente una combinazione che sia adatta alle varie tipologie di applicazione, che troverete descritta nel manuale d’uso
  • raramente sono presenti altri controlli, salvo talvolta un selettore di preset generale, che può proporre alcune pre-impostazioni riguardanti attacco, rilascio e ratio.

Controlli dell’espansore e del gate

Espansore 

Può essere definito un compressore al contrario: laddove il primo comprime la dinamica al di sopra di una soglia prefissata, il secondo espande la dinamica al di sotto di una soglia pre-impostata.

Ricorderemo anche che il gate sta all’espansore come il limiter sta al compressore, in quanto sia il gate che il limiter corrispondono rispettivamente all’uso estremo, rispettivamente, dell’espansore e del compressore.

 

Al fine di poter risolvere al meglio problematiche audio di tipo differente, i controlli dei n.2 processori, col tempo, si sono specializzati e non risultano perciò del tutto inversamente equivalenti.

In alcuni modelli relativamente recenti di espansori, infatti, sono state introdotte funzioni utili che non hanno un equivalente nei compressori.

Ecco un lista delle funzioni principali dell’espansore:

  • Threshold – definisce la soglia di livello dinamico al di sotto della quale avviene il processo di espansione, lasciando intatto tutto ciò che rimane al di sopra
  • Ratio – definisce il rapporto di espansione della dinamica per la porzione di segnale audio al di sotto della soglia definita dal Threshold – i rapporti sono definiti con formule del tipo 1:1 (nessuna espansione), 2:1 (la escursione dinamica è raddoppiata), 3:1 (la escursione dinamica è triplicata, e così via) – generalmente sono impostabili anche valori di espansione espressi in decimali (ad esempio 1.6:1) – qualunque sia il rapporto di espansione, la progressività dinamica del segnale originario viene mantenuta, ma espansa
  • Range – questo è un controllo che non ha un analogo opposto nel compressore, in quanto è tipico nell’espansore – laddove il threshold definisce la soglia al di sopra della quale non avviene alcuna espansione, il range stabilisce una seconda soglia “in basso”, al di sotto della quale la espansione non dovrà avvenire – ciò permette di conservare una parte delle dinamiche più basse al fine di non creare un effetto troppo brutale; con valori di range estremi la espansione sarà effettuata sino ai limiti più bassi del volume udibile (questo è il caso in cui lo si vorrebbe utilizzare come un vero e proprio interruttore (gate), associato ad un valore di ratio altrettanto estremo, al fine di escludere totalmente il segnale audio al di sotto della soglia); con valori più moderati di range, l’azione dell’espansore si spingerà sino al limite fissato da questo controllo, senza valicarlo; in tal modo, praticamente, il materiale audio che subirà una espansione è quello che si troverà tra i valori delle n.2 soglie
  • Attack – definisce il tempo di reazione (latenza) dell’espansore in risposta alla sollecitazione dinamica determinata dalla sorgente quando il segnale si trova al di sotto del valore di soglia pre-impostato – esso regola il tempo iniziale di non azione in seguito alla sollecitazione del segnale sonoro
  • Hold – definisce il tempo di latenza del compressore, in cui la espansione viene mantenuta costante pur essendo cessata la causa – anche questo controllo non ha generalmente un uguale opposto nel compressore, bensì soltanto nell’espansore
  • Release – dopo il tempo di latenza definito dal controllo “Hold”, esso regola il tempo finale di caduta progressiva dell’azione dell’espansore
  • Espansion Led – tramite una fila di led luminosi, si evidenzia in tempo reale la parte del segnale espansa (ad esempio, se il ratio è a 3:1 e il superamento della soglia è di 9 db, l’espansion led si illuminerà sino ad indicare una espansione di 6 db

Talvolta, inoltre, gli espansori sono dotati anche di alcuni dei seguenti altri controlli, qui di seguito elencati in ordine di utilità:

  • Knee – al contrario del compressore, è quasi impossibile trovare questo controllo su un dynamic expander – permetterebbe di gradualizzare l’azione dell’espansore, introducendo una lieve espansione già poco al di sotto della soglia e rendendola via via più intensa al passaggio e al superamento sino a stabilizzarsi in un punto situato un po’ oltre al valore del threshold – permette di rendere morbido progressivo il passaggio dalla dimensione espansa e quella non espansa e viceversa, facendo apparire più naturale l’artificiosità del processo, cosa utile specie ad alti valori di ratio
  • Output gain – quando presente, è un comodo regolatore del volume di uscita
  • Output led – permette di seguire visivamente il livello di uscita del segnale dal plugin
  • Control window – questa finestra non è assolutamente indispensabile, ma quando vi abituate ad averla non potete più farne a meno, perchè vi permetterà di seguire visivamente tutto ciò che avviene, nei minimi dettagli, con grande vantaggio operativo
  • Input gain – permette di regolare il volume di ingresso al plugin /cosamolto utile nel caso in cui il threshold non disponga di una grande escursione)
  • Input led – permette di visualizzare il volume in ingresso, al fine di regolarlo opportunamente tramite l’input gain del plugin, oppure incrementando il guadagno d’uscita dell’eventuale unità che precede nella catena di insert della traccia

Infine, il compressore può essere dotato di una sezione di:

  • Side chain – funzione molto speciale e utile, che permettere di espandere una traccia secondo le sollecitazioni rilevate da una traccia adiacente
  • Altre funzioni di minima importanza possono essere comprese in alcuni altri plugin, ma non li citeremo nel presente manuale.

Gate

Il Gate, come abbiamo fià detto, è un espansore con Ratio ai valori massimi, utile al fine di escludere drasticamente ogni segnale che si abbassi al di sotto del valore di threshold.

La sua azione è totale con massimi valori di Range; è parziale invece quando il valore di Range stabilisce un soglia intermedia, più o meno elevata, al di sotto della quale il suono non viene processato.

***

Brickwall Limiting preventivo

 

Definiamo “preventiva” una azione da eseguire sulla sorgente sonora prima di inserirla in un contesto di mix vero e proprio, al fine di migliorare un suono imperfetto, predisponendolo ad essere successivamente gestito nel mix.

La funzione del brickwall limiting preventivo è contenere i picchi improvvisi di una traccia percussiva.

Ricordiamo che esso va eseguito con circospezione, qualora i picchi percussivi risultino molto elevati nel mix, tali da renderne difficile la gestione (come ad esempio nel caso del rullante, con battuta aggressiva in contemporanea su cerchio e e pelle, tipico nei generi pop-rock)

Livellamento dinamico delle tracce durante il mix

Questa azione permette di livellare la dinamica di una traccia o di una frase esecutiva tramite un controllo automatico del volume, che la renda più costante in confronto alle altre tracce del mix.

Qui di seguito, indipendentemente dal tipo di sorgente sonora, vorrei proporre i criteri generali utili nell’uso del compressore, al fine di ottenere tracce sonore espressive, vivaci e naturali, gestibili con facilità nel mix.

Occorre quindi operare con discernimento in considerazione di:

  • genere musicale
  • ruolo della sorgente sonora nel mix
  • altre considerazioni espressive di tipo personale

Per tarare il threshold occorre capire qual’è il livello della “nota” (o del “colpo percussivo”) che nella traccia sia stata eseguita con picco più alto e qual’è invece il livello della nota (o del colpo percussivo) che sia stata eseguita con picco più basso. 

Dovremo infatti utilizzare questi n.2 elementi, che definiscono l’intera ed essenziale escursione dinamico-espressiva del performer, come riferimento per le nostre impostazioni del threshold, al fine di un ottimale livellamento dinamico.

N.B.

Badate che, se avete operato preventivamente un “brickwall limiting” tramite un limiter installato sulla stessa traccia, tali valori non potranno essere misurati con l’analisi della traccia sulla timeline, bensì misurati nel segnale in uscita dal processore utilizzato per il limiting suddetto.

Qui di seguito enunceremo finalmente i n.3 approcci principali coi quali sarà possibile eseguire il livellamento dinamico di qualsiasi sorgente, partendo dal più “light” sino a quello più “strong”.

Approccio “soft” di tipo A – livellare l’intera dinamica

Impostare il threshold sul livello della nota con picco più basso e utilizzare rapporti di compressione moderati, generalmente con valori di Ratio compresi tra 1.3:1 ed un massimo di 2:1

Questo procedimento è quello che ci permetterà un risultato espressivo più naturale, generalmente preferibile nei generi “puristi”, come il jazz tradizionale.

Approccio “standard” di tipo B – livellare mezza dinamica

Impostare il threshold sul livello del valore intermedio tra il livello della nota con picco più basso e il livello di di quella con picco più alto.

Permette di utilizzare rapporti di compressione più generosi, generalmente con valori di Ratio di circa 3:1, comunque compresi tra 2:1 ed un massimo di 4:1

E’ in genere la scelta migliore per molti generi musicali ed il più utilizzato in ambito pop-rock-funk, in quanto permette di ottenere un risultato sufficientemente naturale, ponendo però un efficace freno all’esuberanza delle note accentate della esecuzione.

Approccio “aggressivo” di tipo C – livellare un quarto di dinamica

Impostare il threshold ad un livello pari ad 1/4 della escursione dinamica della esecuzione (che, lo ricordiamo, è l’escursione di dinamica tra la nota con picco più basso e quella con picco più alto)

Per ottenere un risultato apprezzabile, siamo obbligati ad utilizzare rapporti di compressione elevati, generalmente con valori di Ratio compresi tra 4:1 ed un massimo di 8:1.

Si tratta di una scelta che garantisce un grande contenimento dei picchi e costanza nelle note accentate della esecuzione, mentre si conserva la originale naturalezza della ampia fascia non processata al di sotto del livello di threshold).

La parte compressa, però, può spesso risultare innaturale, col rischio addirittura di deformare il suono in fase di attacco e di rilascio.

Per cui va utilizzata con cautela, esclusivamente in ambito pop-rock-funky-dance, evitandola sempre nei contesti “puristi”.

In questi ultimi contesti talvolta è però preferibile una compressione moderata (ratio tra 2:1 e 4:1) di 1/4 della dinamica invece di una compressione di tipo A; i punti più forti della esecuzione possono assumere un leggero caricamento aggressivo che potrà risultare molto gradevole se riusciremo a non deformare innaturalmente attacco e rilascio delle note, ottenendo altresì un leggero ma sensibile livellamento del volume della traccia

Nei contesti dance e hip-hop, invece, talvolta si assiste ad una compressione di tipo aggressivo della grancassa e del basso, con alti valori anche di Threshold e spesso anche con ratio ancor più “spinto”.

In tal caso sarà inevitabile incorrere nella deformazione del suono, con risultati forse discutibili, ma facenti ormai parte della antologia sonora di questi generi.

Livellamento e incollaggio dinamico nei bus dei gruppi

Un gruppo è un insieme di tracce raggruppate, o per meglio dire indirizzate in uscita in un unico “bus” (generalmente stereo) tramite il quale sarà possibile effettuare un controllo generale del loro volume e di altri parametri del suono, compresa la compressione.

Diversamente da alcune scuole di pensiero, ma in sintonia con altre, sono generalmente contrario alla pratica di comprimere tali “group-bus” perché, come vedremo, questo può essere controproducente al momento del mastering.

A mio avviso una leggera compressione è consigliabile soltanto nei casi in cui il raggruppamento di tracce in un unico bus sia composto da sorgenti che, nell’ambito del loro ruolo espressivo all’interno del brano, siano considerabili sostanzialmente come un unico elemento.

In tal caso è possibile e spesso preferibile, infatti, comprimere il Gruppo anziché le singole tracce.

Ad esempio: 

  • le tracce che compongono un coro di voci o strumenti, come una sezione d’archi o di brass, ma anche un set percussivo, alcune tracce di chitarre acustiche facenti sostanzialmente la medesima parte (o quasi). 

Ogni altro raggruppamento più arbitrario potrà essere utilizzato senz’altro se ciò renderà più efficace il controllo dei volumi in ambito di mix, ma sconsiglio per questi l’utilizzo della compressione sul bus.

Quanto comprimere? 

Quanto basta per ottenere un incollaggio più compatto tra le componenti del gruppo, specie nei momenti di picco più elevato. 

Per aiutarvi ecco un metodo di riferimento: fate in modo che il prodotto della moltiplicazione tra il valore del ratio e la parte attiva del threshold sia prossima a 12.

Alcuni esempi: 

  • Ratio = 1.5 con Threshold a -8 db al di sotto del picco massimo dell’audio del bus
  • Ratio = 2 con Threshold a -6 db al di sotto del picco massimo dell’audio del bus
  • Ratio = 3 con Threshold a -4 db al di sotto del picco massimo dell’audio del bus
  • Ratio = 4 con Threshold a -3 db al di sotto del picco massimo dell’audio del bus

Ovviamente è possibile “calcare la mano”, ma ciò potrebbe creare un eccessivo appiattimento della dinamica durante la fase di mastering successiva al mix.

In genere i tempi di attacco della compressione devono essere rapidissimi e invece più morbidi i tempi di rilascio, in modo da non percepire artefatti dinamici, in quanto l’intervento dovrebbe essere il più naturale possibile.

Incollaggio dinamico nel mastering

I criteri e le tecniche di compressione del mix in fase di mastering sono meglio approfondite nel mio volume ad esso dedicato (Manuale di Audio Mastering Digitale) in quanto non fanno parte di questo trattato dedicato soltanto al mix.

Considerate però sin d’ora le seguenti precisazioni:

  • Il mix è sostanzialmente un gruppo di tracce che comprende tutti gli elementi del brano; ad esso in fase di mastering, tra le altre cose, viene conferita una compressione (con relativo incremento del gain) allo scopo di rendere più fruibile il materiale sonoro nelle condizioni di ascolto più tipiche (grazie alla percezione più elevata del volume medio del brano, causata dalla maggiore densità dinamica RMS ottenuta con la compressione e conseguente aggiustamento del volume ai massimi livelli di normalizzazione).
  • Scopo secondario della compressione nel mastering, molto importante per il sound dei generi musicali meno “puristi”, è quello di favorire l’incollamento dinamico-timbrico tra le varie sorgenti, limitando istante per istante i picchi eccessivi e, negli istanti di loro carenza, valorizzando il contenuto delle parti con dinamica più debole, che potranno riempire gli spazi vuoti della dinamica nei momenti in cui si libera spazio (con comportamento simile a quello dell’acqua, che riempe ogni spazio disponibile ma si ritrae quando gli stessi vengono occupati, se vi piace il paragone).

Come potete sperimentare voi stessi, se voi comprimete un mix con un certo valore di ratio e di threshold ottenete un certo risultato di compressione e un certo apprezzabile incollamento delle tracce.

Attenzione!

Se invece di comprimere il mix in tal misura applicate gli stessi parametri ai vari sottogruppi che compongono il mix, noterete che il loudness e l’incollamento nel mix risulteranno minori. 

Ciò vi obbligherà ad aggiungere compressione anche durante il mastering, al fine di raggiungere gli stessi effetti di loudness e di incollamento prefissati.

Alla fine di tale processo noterete però che, mentre nel primo caso il range di espressione dinamica, pur ridotto dalla compressione, apparirà all’ascolto ancora apprezzabile, nel secondo caso tutto sembrerà più schiacciato e la espressione dinamica penalizzata.

Ne consegue che: 

  • occorre essere molto cauti nella compressione dei gruppi e discernere con molta attenzione quali comprimere e quanto, specialmente se essi contengono parti solistiche; nel dubbio meglio comprimerli di meno piuttosto che eccedere, e spesso è ancor meglio non comprimerli affatto.

    N.B.
    In prossimi articoli del Blog potrete trovare la descrizione passo passo dei processi di Trattamento dinamico, nello specifico troverete:

    • Un articolo dedicato al Brickwall limiting preventivo
    • Un articolo dedicato al Modellamento dinamico – Compressione Modellante
    • Un articolo dedicato alla Compressione Livellante
    • Vari articoli alquanto approfonditi, dedicati al processamento dinamico per vari strumenti e famiglie di strumenti, tra cui: Voce solista, Basso e Contrabbasso, Batteria e  Congas/Bongos, Set di Percussioni, Pianoforte acustico, Chitarre, Sezioni orchestrali

    Altrimenti suggeriamo di consultare il manuale di cui al link che segue:

    manuale-di-audio-mixing-digitale


PER APPROFONDIMENTI

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