Dithering e noise shaping - Mastering blog

Il Blog di Alessandro Fois. 


Mastering per il CD

Nella produzione musicale moderna si tende a lavorare con l’audio a 24 bit per preservare il più possibile la risoluzione e la dinamica.

I plug-in addirittura funzionano spesso con valori di campionamento a virgola mobile a 32 o 64 bit.

Tuttavia, l’audio per il CD utilizza solo 16 bit.

Ciò significa che, a un certo punto della manipolazione audio destinata al CD, la profondità di bit dovrà essere ridotta, per adattarsi al mezzo finale.

Il Dithering

Il modo più semplice per ridurre la profondità di bit consiste nel troncare i bit meno importanti dei campioni, causando una distorsione di quantizzazione che si manifesta sotto forma di armoniche indesiderate.

Per rimediare a questo inconveniente potremo operare con il Dither, che aggiunge rumore bianco al segnale audio prima dei troncamenti, eliminando quindi la sgradevolezza sonora al prezzo di un rumore di fondo leggermente più elevato.

Il Noise Shaping

Per migliorare il rendimento potremo però filtrare il rumore così introdotto, spostandolo su bande di frequenza nelle quali l’orecchio umano è meno sensibile, per mezzo di un processo variabile denominato Noise Shaping.

Il plugin per dithering e noise shaping

Un buon plugin per queste funzioni dovrà permettere di scegliere tra dither classico e noise shaping e, ovviamente, dovrà permetterci di specificare la profondità di bit desiderata per l’audio finale, sia essa a 16, 18, 20, 22 o 24 bit, secondo le esigenze d’uso.

Oltre a ciò, alcuni plugin ci permetteranno di scegliere fra vari algoritmi pre-impostati, al fine di permetterci di spostare il rumore residuo in una fascia di percezione più o meno favorevole.

Risultati pratici

In teoria, il dithering sarebbe il modo migliore per mantenere la massima risoluzione possibile quando si quantizza l’audio, tuttavia spesso esso ha un effetto di udibilità insignificante o nulla.

L’effetto “ripulente” potrà essere apprezzato in alcuni passaggi più delicati di musica “espressiva” piuttosto che nei generi musicali più ossessivi e rumorosi, che tenderanno a mascherare il rumore anche completamente.

Alcune precisazioni sul dithering

  • Il dithering dovrà essere usato solo come fase finale nella catena del mastering.
  • Sovrapporre più processi di tal tipo non avrebbe senso, in quanto aumenterebbe soltanto il livello di rumore generale nell’audio.
  • Il dithering non occorre neppure quando si eseguono esportazioni in formati finali che prevedano la perdita di dati (Mp3, AAC), perché tali formati non hanno una profondità di bit fissa, per cui potranno essere generati direttamente da un master 24 bit.

PER APPROFONDIMENTI

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *