Il Blog di Alessandro Fois. 


Prima di definire il segnale elettroacustico e approfondire l’argomento dobbiamo spendere due parole sul segnale acustico.

Il segnale acustico è semplicemente una qualunque sollecitazione acustica generata da una sorgente naturale indotta sull’ambiente, capace di muovere l’aria a frequenze tali da risultare udibili.

Sono definite udibili dall’uomo le frequenze comprese tra i 20 hz (hertz o vibrazioni al secondo) e i 20 Khz (kilo hertz o migliaia di vibrazioni al secondo).

Il Segnale Acustico

Oltre ad essere compreso in un range di frequenze udibili, un segnale acustico deve avere sufficiente energia, la quale si esprime in db (decibel), i quali definiscono appunto l’intensità sonora di un segnale udibile.

Altra considerazione importante è che la percezione umana varia col variare della frequenza, per cui per ottenere la medesima percezione a tutte le frequenze, si dovrà agire attenuandone alcune e potenziandone altre. Per le frequenze più alte occorrerà comunque poca energia mentre ne occorrerà progressivamente molta di più per le frequenze basse, specie quelle prossime agli infrasuoni.

L’onda sonora risultante dalla fondamentale di ogni suono, sommata ai suoi propri armonici e ai rumori di emissione che insieme ne definiscono il timbro, costituisce una risultante molto complessa, che è la impronta sonora specifica di ogni segnale acustico, il quale lungo la linea temporale diversifica le proporzioni della propria composizione tonale e dinamica, secondo le sollecitazioni indotte dalla sorgente.

La trasduzione

Il trasduttore acustico per eccellenza è il microfono, capace di convertire l’impronta sonora di un segnale acustico e delle sue variabili temporali in un segnale elettroacustico corrispondente

Il microfono è considerato tanto più fedele quanto più riesce a riprodurre con qualità, nel segnale elettroacustico da esso generato, le proporzioni tonali e dinamiche percepite nell’impronta acustica originaria.

Il Segnale Elettroacustico

Abbiamo quindi detto che il segnale elettroacustico contiene la medesima codifica analogica della onda acustica risultante (o impronta sonora) del segnale acustico originario.

In luogo della modulazione di frequenza dell’aria, percepibile dall’orecchio, nel segnale elettroacustico è modulato il voltaggio della corrente elettrica che transita nel circuito elettrico che lo contiene e trasporta; la variabilità della tensione elettrica (velocità e intensità) riproduce in copia le medesime variabili impresse all’aria nel segnale acustico originario.

Sarà infatti sufficiente collegare al termine del circuito un altoparlante (che è un microfono all’opposto, capace infatti di convertire il segnale elettroacustico in segnale acustico), per far sì che questo vibri opportunamente imprimendo all’aria circostante, in maniera più o meno fedele, la medesima impronta acustica originaria. La fedeltà della riproduzione, valutabile confrontandola con l’emissione acustica originale, è in diretta proporzione con la qualità dei trasduttori utilizzati nei due sensi (microfono e altoparlante) e la correttezza delle procedura di ripresa e di riproduzione.

Caratteristiche del segnale

Il segnale elettroacustico può avere una potenza più o meno elevata, con valori che variano da pochi millisecondi (come come quello prodotto da un microfono dinamico, ad esempio) a poco più di 1 volt (ad esempio quello prodotto da un generatore con circuito attivo, come un riproduttore CD professionale o un moderno sintetizzatore, che hanno in genere valori standard cosiddetti “di linea”).

Come abbiamo visto nel capitolo 3 alla sezione dedicata ai preamplificatori, è necessario connettere a quest ultimi i segnali generati da microfoni e strumenti agli ingressi micro, linea o instrument, a seconda della loro potenza e impedenza, al fine del miglior abbinamento con il preampli stesso. 

In una catena di digital-recording, il pre-amplificatore svolge quindi il compito di ottimizzare il segnale elettroacustico originale convogliato in ingresso, per poi fornire in uscita un segnale di linea con impedenza standard e una potenza ottimale, che lo renda adatto alla conversione analogico-digitale al fine di poter essere correttamente gestito dalla DAW.

Tali segnali di linea sono gli unici che, generalmente, possono essere convogliati direttamente al convertitore A-D della DAW anche senza passare dal pre-amplificatore.

Conduttori di linea bilanciati e non

I cavi e relativi connettori che connettono le sorgenti audio (microfono, strumenti e altro) al preamplificatore possono essere di 2 tipi:

Cavi con linea bilanciata

Si tratta di cavi e connettori a n.3 conduttori, tra cui: 

  • il polo positivo detto anche polo caldo (che è quello dove passa il segnale attivo) generalmente riconoscibile per mezzo della guaina di colore rosso
  • il polo negativo detto anche polo freddo (che traccia il percorso seguito dalla corrente elettrica dopo la fase di utilizzazione del segnale, al fine di chiudere il circuito elettrico per permettere la circolazione del flusso elettroacustico) generalmente riconoscibile da una guaina di colore bianco
  • la schermatura detta anche calza (perché è a forma di treccia ttessuta a maglia stretta, che avvolge le guaine dei suddetti poli caldo e freddo) con la finalità di imprigionare e scaricare a terra le interferenze magnetiche captate dall’etere

Questo tipo di connessione ha la capacità di minimizzare notevolmente i disturbi “pescati” accidentalmente dal cavo che, per sua natura, funge da antenna. 

Tale connessione è d’obbligo nelle applicazioni professionali, soprattutto se il cavo trasporta segnali con bassa potenza (come quelli generati dai microfoni dinamici, ad esempio) che avranno bisogno di una notevole amplificazione, la quale solleverebbe notevolmente anche il volume dei disturbi, rendendoli molto udibili.

Cavi con linea sbilanciata

Si tratta di cavi e connettori a n.2 conduttori, tra cui: 

  • il polo positivo detto anche polo caldo (che è quello dove passa il segnale attivo) generalmente riconoscibile da una guaina di colore nero
  • la schermatura detta anche calza (perché è a forma di treccia a maglia stretta che avvolge le guaine dei suddetti poli caldo e freddo) con la doppia finalità di chiudere il circuito per permettere la circolazione della corrente (funge quindi da polo freddo) e altresì di imprigionare e scaricare a terra le interferenze catturate dal cavo dai disturbi presenti nell’etere

Questo tipo di connessione, a causa della doppia funzione di schermatura e di polo negativo del segnale, riesce a minimizzare i disturbi pescati dall’etere in maniera più o meno efficace, in diretta proporzione con la potenza magnetica dei disturbi stessi e della lunghezza del cavo.

La linea sbilanciata non è quindi consigliabile per le applicazioni professionali, ed essa è totalmente vietata soprattutto per le linee che trasportano segnali di bassa potenza (come quelli generati dai microfoni), specie in spazi aperti e/o in presenza di turbolenze elettriche (temporali, segnali radio, campi elettromagnetici e altro).

Cavi stereo con linea bilanciata e sbilanciata

Per completare la nomenclatura, descriviamo anche le tipologie di conduttori di un segnale stereo.

Per ottenere una linea stereo bilanciata è indispensabile utilizzare n.2 cavi bilanciati a 3 conduttori, uno per ciascuno dei n.2 canali Left e Right (L+R). 

Per praticità si trovano in commercio cavi bilanciati giù appaiati in forma di doppio cavo bilanciato.

Esiste però anche la linea stereo sbilanciata, tipicamente utilizzata nella HI-FI casalinga e in tutte le applicazioni di tipo consumer, per la quale si utilizza un normale cavo (con relativo connettore) a 3 poli, identici a quelli utilizzati per la normale linea bilanciata.

La differenza sta nel concetto della connessione: il segnale stereo è in realtà un doppio segnale di cui ciascuno è indipendente, per cui i 2 conduttori inguainati del cavo (il bianco e il rosso) diventeranno rispettivamente i poli caldi positivi dei segnali L ed R.

La schermatura, invece, diventerà (come nelle linee sbilanciate) contemporaneamente polo negativo e schermatura, in maniera indifferenziata per entrambi i segnali L+R.

A causa del convogliamento al polo freddo di entrambi i canali L ed R, si creerà un po’ di diafonia, ovvero di interferenza tra i 2 canali, che comporterà una lieve diminuzione della separazione dei contenuti dei 2 canali stereo; inoltre, come ormai sappiamo, tali cavi saranno sensibili a eventuali disturbi dell’etere, per cui è consigliabile un uso in cirocstanza sicure, tenendo i cavi più corti possibile e, se possibile, inguainandoli con una seconda calza coprente.

Processori, Amplificatori e Altoparlanti

Il segnale di una sorgente, dopo essere stato ottimizzato per mezzo del preamplificatore, prima di essere convogliato al convertitore A-D della DAW può essere anche fatto passare da un altro processore, come un equalizzatore o un compressore analogico per essere processato prima di essere campionato.

A tal scopo evidenziamo anche la possibilità di utilizzare un channel-strip, che è un outboard analogico che ingloba in un unico chassis un preamplificatore, un processore di dinamica ed un equalizzatore.

In alternativa sarà anche possibile utilizzare tali processori di dinamica ed equalizzazione, in fase di mix, anche dopo la loro registrazione, convogliando l’uscita della traccia verso l’ingresso del processore, e dall’uscita di questo rientrare in input su un altro canale di ingresso della DAW al fine di registrare il medesimo segnale processato indotto dall’outboard esterno.

Ciò permetterà, se lo si desidera, di utilizzare qualche ottimo apparecchio analogico per dare al suono quel particolare “colore” fornito dall’apparecchio in questione.

Altrimenti, come è ovvio, il processamento della traccia potrà anche interamente avvenire utilizzando le risorse interne della DAW, in forma di plugin forniti dalla stessa o di terze parti.

Alla fine del percorso audio sarà necessario ancora poter monitorare ciò che accade. 

A tal fine occorrerà convogliare le uscite di monitoraggio della DAW ad un P.A. composto da un amplificatore e una coppia stereo di diffusori passivi o, in alternativa, direttamente ai diffusori amplificati.

In tale sistema, il segnale di linea in uscita dalla DAW verrà amplificato quanto basta per poter sollecitare gli altoparlanti dei diffusori e questi ultimi fungeranno da trasduttori per trasformare il segnale elettroacustico in acustico (il contrario del compito dei microfoni).

E’ importante ancora una volta sottolineare l’importanza di disporre di un sistema che abbia la certificazione di “monitor audio di riferimento”, e che essi siano installati in un ambiente correttamente trattato acusticamente, al fine di rimuovere le onde stazionarie e altri elementi che possano viziare l’ascolto e quindi falsare la capacità di giudizio del fonico. 


PER APPROFONDIMENTI

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *