Il Blog di Alessandro Fois. 


Si dice che chi parte bene è a metà del compito.

Vi consiglio quindi di organizzare bene il lavoro tramite alcune operazioni preliminari che vi porteranno via poco tempo, ma ve ne faranno risparmiare molto durante l’operatività.

Il Diario di Bordo del Mastering

Prendete un quaderno (sarà il vostro diario di bordo) e una penna e, per ogni mix eseguite le seguenti operazioni:

•aprite e leggete finestra che descrive le proprietà dei file stesso (per fare questo potete utilizzare un software gratuito di ampia diffusione, come QuickTime o iTunes), 

•chiedete informazioni al cliente su altri utili elementi a voi non noti

Prendete nota di tutto nel vostro “diario di bordo” (potreste anche dividere in tante colonne le informazioni in modo da avere uno schema sintetico delle proprietà di tutti i mix in unica grande pagina – vedi esempio nell’illustrazione).

Informazioni da annotare:

INFORMAZIONI GENERALI SULL’OPERA

Sulla testa del diario di bordo scrivete: 

  • il titolo della raccolta a cui appartengono i brani, sia che si tratti di Music Album, di Colonna Sonora di film o di altro.
  • Il nome e cognome del fonico di Mastering (voi) con eventuali recapiti telefonici, il nome dello studio dove è stato eseguito il lavoro, la data di inizio della lavorazione

INFORMAZIONI SU CIASCUN BRANO

Per ogni brano, poi, annotate quanto segue:

  • titolo
  • durata
  • tipo di file audio
  • frequenza di campionamento
  • numero bit di campionamento
  • MPL (vedi il prossimo paragrafo – analisi della dinamica generale del mix)
  • DCF (vedi il prossimo paragrafo – analisi della dinamica generale del mix)
  • D-RMS (vedi il prossimo paragrafo – analisi della dinamica generale della porzione critica del mix)
  • G-RMS (vedi il prossimo paragrafo – analisi della dinamica generale del mix)
  • nome e recapito telefonico del produttore e/o del direttore artistico dell’opera o altra figura di riferimento (artista, produttore, ecc.)
  • nome e recapito telefonico dei fonici e/o degli studi dove sono stati realizzati i mix (se disponibili – potranno tornarvi utili in molti casi)
  • un vostro personale report con analisi di qualità generale e appunti sugli interventi da effettuare, a riguardo del mix

Analisi della dinamica generale dei mix

Per le prossime mosse vi occorrerà una audio utility che vi permetta di analizzare la dinamica dei mix.

Per questo scopo io utilizzo sempre l’apposita utility di Pro Tools presente in Audiosuite,  per verificare il Maximum Peak Level (PEAK) e la densità dinamica del brano (RMS).

Sarà sufficiente selezionare il primo mix e poi, tramite gli appositi pulsanti della utility verificare i n.2 valori suddetti, procedendo poi in egual modo coi successivi brani.

Nella pratica è persino più importante rilevare una seconda lettura dell’RMS, riferendola non più alla selezione dell’intero brano, ma solo alla porzione che presenta una maggiore densità di alte dinamiche, evidenziata anche tramite la forma d’onda visivamente più densa.

Badate bene che la porzione suddetta non deve essere troppo breve, bensì dovrebbe avere una durata di almeno alcuni secondi e comprendere una porzione del brano con dinamica costante. 

Il buon senso e l’esperienza applicati alla singola analisi faranno il resto.

Anche questo dato dovrebbe essere annotato insieme agli altri, per ogni singolo brano, distinguendo quindi G-RMS (RMS Generale, calcolato sull’intero brano) con D-RMS (RMS Dettagliato, calcolata sulla porzione del brano con massima densità dinamica). Se preferite, potrà bastare il solo D-RMS in quanto il G-RMS è poco utile.

Infine, in una ultima colonna annotate un altro dato importantissimo, cioè la differenza in db tra il MAXIMUM PEAK LEVEL e  il D-RMS, che ci indicherà un dato importantissimo: 

la Densità RMS Relativa che alcuni definiscono anche Crest Factor e che possiamo abbreviare con la sigla DCF (Dynamic Crest Factor)

Tutti gli altri elementi precedenti (MPL, G-RMS, D-RMS) ci sono serviti soltanto per poter calcolare il DCF, ma se volete potrete anche annotare soltanto quest’ultimo.

Per riassumere quanto sopra, ecco qui di seguito i dati da annotare, in relazione alla dinamica dei singoli files:

MPL – Maximum Peak Level (facoltativo)

Il massimo livello di picco del file audio, espresso in db.

Sarebbe a dire il volume del brano misurato nel suo punto più elevato (eventualmente può essere anche utile segnare la posizione di tale picco sul file annotandone il “minutaggio” in minuti e secondi.

DCF – Dynamic Crest Factor – “Loudness relativo” (indispensabile)

La differenza, in db, tra l’MPL e il D-RMS.

In pratica esprime l’escursione dinamica significativa del brano, quella tra il picco e la media, misurata nella sua parte più densa.

D-RMS – Detailed RMD – RMS Dettagliato – “Loudness assoluto” (facoltativo)

 La media di tutti i livelli di ogni campione audio del file misurato sulla porzione del brano di massima densità sonora (quella con i picchi elevati più costanti)

Sarebbe a dire il volume medio di tale porzione del file.

RMS (o G-RMS) – General RMS – RMS Generale (facoltativo)

La media di tutti i livelli di ogni campione audio del file, espresso in db.

Sarebbe a dire il volume medio del file.

Fatto questo, proseguite così:

  • ascoltate attentamente i mix, annotando nel diario di bordo appunti specifici sulla qualità generale del mix stesso (che vi serviranno anche per sollevarvi da responsabilità che non vi appartengono, in caso di mix di scarsa qualità, in quanto “miracoli non se ne possono fare”) – se riscontrate difetti gravi ed irrisolvibili nel mix consultate il produttore o il direttore artistico per consigliargli una delle seguenti operazioni: 
  • revisionare più attentamente il mix stesso (descrivete i difetti principali)
  • fornirvi in aggiunta tracce e premix di tracce estrapolate dal mix (steams), al fine di poter intervenire con operazioni di steam-mastering
  • analogamente, ascoltate il brano in mono e verificate se la stereofonia risulta mono-compatibile, ovvero che non si noti una diminuzione sensibile o comunque troppo accentuata di qualche elemento del mix, o un impoverimento di qualche porzione dello spettro sonoro – anche in questo caso valutate la possibilità di rimandare indietro il mix per gli opportuni aggiustamenti

Per concludere

Siate diplomatici!

Avrete notato che spesso, nelle righe che precedono, ho citato la possibilità di chiedere al fonico del mix una revisione mirata del suo lavoro.

Ciò presume una buona complicità di tutte le parti in gioco (artisti, produttori, direttori artistici, fonici, ecc.) al fine di addivenire ad un prodotto di alta qualità.

Nella pratica ciò avviene di rado a causa degli equilibri emotivi che influiscono sulla sfera professionale quando un operatore si sente “punto” nell’orgoglio.

Per tale motivo talvolta i produttori preferiscono accettare relativi compromessi per non alimentare i contrasti.

Ciò va, come è ovvio, a scapito della qualità del prodotto.

Per ottenere i migliori risultati è sempre meglio quindi che vi rivolgiate direttamente al fonico del mix (senza interpellare le altre parti in gioco), con alta diplomazia, invocando “il valore del gioco di squadra”; se questi reagirà in modo collaborativo, eviterà a sé stesso una umiliazione e a voi uno sgradevole contrasto.

In tal modo avrete acquisito per il futuro un prezioso collaboratore anziché crearvi un nemico, cosa molto importante nel mondo del lavoro.


PER APPROFONDIMENTI

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