Creare una sessione di lavoro

Il Blog di Alessandro Fois. 


Qualunque sia la DAW da voi utilizzata (personalmente utilizzo sempre Pro Tools HD), occorrerà per prima cosa creare una sessione avente le caratteristiche appropriate di bit e di frequenza.

Che parametri impostare?

E’ sempre bene impostare la sessione di mastering al massimo numero di bit disponibile sulla DAW (per esempio 24 bit), indipendentemente dal numero di bit del mix da importare.

Ciò permetterà di conservare la massima risoluzione, ovvero il massimo numero di informazioni dettagliate possibili a riguardo del campionamento, condizione essenziale per resistere alla deformazione e all’abbattimento di dinamica creati dalle manipolazioni che subiranno i campioni del file audio nel corso del percorso di elaborazione ad opera di controlli di volume, panpot e plugin vari.

Ecco i miei consigli:

  • utilizzare una frequenza di campionamento identica a quella utilizzata nel mix, al fine di evitare inutili conversioni all’atto della acquisizione dei file da sistemare sulla timeline della nostra sessione di lavoro; per un migliore risultato si spera che essa sia almeno di 48 Khz (ma comunque anche 44.1 Khz andrà bene, pur di evitare una conversione)
  • se la nostra Daw non disponesse di tale frequenza oppure se essa fosse a 44.1 Khz, ne utilizzeremo una esattamente doppia di quella originale (esempio: un file audio a 44.1 Khz potrà essere acquisito in una sessione impostata a 88.2 Khz – ma anche a 96 Khz se poi è richiesto un master a 48 Khz)
  • altrimenti, se niente di quanto sopra fosse possibile, utilizzate semplicemente la migliore disponibile, ossia la più elevata di frequenza, tenendo conto che secondo alcune ricerche è inutile utilizzare frequenze superiori ai 96 Khz

Il cliente potrebbe richiederci di produrre più tipi di file, da utilizzare per altrettanti usi che richiedano differenti standard di frequenza di campionamento (per esempio: distribuzione digitale diretta + audio cd + vinile + video dvd + video blue ray); in tal caso sarà bene utilizzare la massima frequenza disponibile.

Se vogliamo essere pronti per ogni evenienza e vogliamo procedere con estremo rigore, dovremo poter creare alcune “sessioni di default” identiche, ma ciascuna impostata alle n.4 frequenze di campionamento più utilizzate, sarebbe a dire:

  • 44.1 Khz
  • 48.0 Khz
  • 88.2 Khz
  • 96.0 Khz

Se preferite creare un’unica sessione di uso “universale”, potete crearne una a 24 bit a 96 Khz, ricordandovi che all’aumento della frequenza corrispondono però: 

  • un minor numero di tracce gestibili dal vostro sistema, 
  • più memoria impegnata nella sessione, 
  • maggiore sforzo e tempo di calcolo per il computer,
  • tempi più lunghi di esportazione. 

In tale maniera, però, potrete utilizzare una sessione unica, adatta ad ogni tipo di file dei mix, garantendo sempre il miglior compromesso di qualità possibile in esportazione.

Fortunatamente, nel corso di una sessione di mastering senza gestione degli steams, il numero delle tracce utilizzato non è mai molto elevato, permettendo così alla maggior parte degli utenti professionali di utilizzare anche le massime frequenze di campionamento disponibili.

Anche uno steam mastering non richiede comunque in genere troppe tracce da elaborare.

 

La soluzione ideale

Se intendete operare col massimo rigore potreste fare così: creare una sessione di lavoro a 24 bit avente frequenza di campionamento doppia rispetto a quella del mix. Successivamente potrete procedere operando su tale sessione sino al termine del lavoro ed esportando il file definitivo sia a 24 bit che a 16 bit (quest’ultimo tramite noise shaping, come vedremo nel Capitolo 6)

Chiedete al fonico un file ottimizzato

In ogni caso, al fine di ottimizzare la qualità del processo, chiedete sempre al fonico di mix di fornirvi, se possibile, dei files audio con frequenza di campionamento e numero di bit i più elevati possibile tra quelli compatibili con la vostra Daw.

Con un file a 24 o 32 bit e 96 Khz di frequenza di campionamento potrete lavorare (se la vostra DAW e i Vostri plugin sono in grado di gestirlo) su un prodotto eccezionalmente ricco di dinamica e di armoniche di inter-modulazione. Altrimenti anche un file a 48 Khz garantirà risultati più che eccellenti a condizione che il numero dei bit sia pari o superiore a 24.

In assoluto, come è ovvio, sarebbe ottimo poter contare su una sessione registrata a 96 Khz, da cui esportare un mix e poi un mastering avente i medesimi parametri. Pochi studi dispongono però di una potenza così grande, capace di gestire numerose tracce a tali frequenze di campionamento, per cui sia la registrazione che il mixing vengono svolte generalmente a frequenze di campionamento più basse, mentre lo standard dei bit attualmente utilizzato da tutti per lavori professionali è ormai di 24 o 32 bit.

Altri consigli e richieste per il fonico del mix

(se possibile fatelo sempre)

Se potete consultare il fonico (o i fonici) che hanno confezionato i mix, inviategli la seguente lista di operazioni “da fare” o “da non fare”.

RICHIESTE PER IL FONICO DEL MIX

  • registrare e mixare utilizzando sessioni di lavoro a 24 bit, con frequenze di campionamento le più alte possibili, in formato WAVE (o AIFF), ed esportare mix aventi le medesime caratteristiche (oppure frequenza di campionamento doppia di quella utilizzata per mixare (se compatibile con la Daw del vostro studio di mastering)
  • evitare di utilizzare plugin di bassa qualità e scegliete solo quelli capaci di lavorare in over-sampling a 48 bit
  • non sovraffaticare tracce, bus, aux, master e plugin con segnali di picco superiori a -3 db che, operando a 24 bit, costituisce il miglior compromesso tra il rispetto dinamico e la prudenza (il limite massimo di -1db dovrebbe comunque essere ritenuto invalicabile in ogni fase di recording e di mix)
  • verificare che non ci siano elementi del mix con dominanti di equalizzazione troppo marcate e non compatibili con le sonorità degli altri elementi del mix stesso
  • evitare qualunque plugin o processore esterno in insert sul bus master mentre si esporta il mix
  • evitare del tutto o limitare al massimo la compressione di livellamento nelle singole tracce e nei bus di convogliamento di più tracce. Per ottenere un miglior risultato in termini di “ariosità dinamica”, un buon mix dpvrebbe essere ottenuto tramite un controllo dei volumi da eseguire passo-passo e da memorizzare in automazione, non tramite un compressore destinato al controllo del livello della traccia audio. Il compressore in fase di mix dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per il modellamento dell’attacco e del sustain del suono.
  • esportatree riservando almeno n.1 secondo di silenzio in capo e almeno n.5 secondi in coda, dopo il termine della caduta del riverbero
  • ascoltate con attenzione i vostri mix dopo l’esportazione. Sono presenti tutte le tracce e tutti gli effetti? I plugin hanno funzionato tutti correttamente? I brani sono intatti in capo e in coda (comprese le code di riverbero)? Si avvertono distorsioni o deformazioni impreviste del suono?
  • fare in modo che il maximun-peak-level del mix corrisponda ad un valore compreso tra i -3db e i -6 db al fine di evitare qualunque rischio di distorsione (senza preoccuparsi della dinamica: nei sistemi a 24 bit abbiamo ben 144 db di dinamica disponibile, per cui possiamo permetterci di perderne sino ad 1/3 (44db)
  • non inserire alcun dhiter o noise shaping nel mix; fare attenzione perché alcuni plugin (tipicamente quelli per mastering, ma non solo) hanno anche questa opzione, per cui se vengono utilizzati occorre ricordarsi di spegnere la funzione dither/noise shaping
  • evitare qualunque maneggiamento che implichi la re-importazione e successiva nuova esportazione dei files dei mix; se proprio volete fare dei ritocchi, rientrate nel mix, effettuate i ritocchi ed esportate di nuovo il file; è infatti importante evitare inutili e peggiorative conversioni A/D e D/A
  • esportando un mix, verificare che il DCF, la densità del crest factor (o RMS relativo del file) sia prossima ai -20 db anche nei brani rock, pop e dance, se risulta superiore potrebbe esserci stato un abuso di compressione nelle tracce e nei bus, per cui sarà il caso di correggere il mix. Scendere al di sotto dei -15 db in fase di mix è comunque sempre una pessima scelta perchè non lascia margini di azione al fonico di mastering
  • insieme al mix completo, sarà bene inviare al mastering anche le seguenti tracce separate (stem), ottenute mettendo in mute ogni altra traccia (ma lasciando aperte le mandate e i bus effetti della traccia da riversare):
  • mix completo
  • solista principale
  • altri solisti secondari
  • basso
  • cassa della batteria
  • tutti gli altri elementi del mix
  • altri eventuali tracce, a richiesta
  • è molto importante esportare ogni traccia utilizzando per tutte il medesimo punto di partenza e di conclusione sulla timeline, al fine di di poterle importare velocemente sulla nostra timeline in perfetta sincronizzazione, semplicemente impilandole in tracce differenti sulla nostra timeline.
  • verificare che ogni steam comprenda l’intera traccia (o le tracce), comprensive di tutti i filtri plugin applicati e di tutti i loro effetti ambientali (reverber, delay, ecc.).
  • attenzione: per evitare che si verifichino deformazioni dinamiche nel riunire gli stem per ricomporre un missaggio, se possibile organizzare le tracce affinché steam differenti stiano in bus differenti, specie se questi saranno sottoposti a compressione.
  • nel caso in cui ve lo chiederemo, tenetevi pronti ad inviarci nuovi steam
  • se volete, spediteci un mix provvisorio, al fine di potervi fornire un feedback che possa aiutarvi alla stesura del mix definitivo
  • inviateci in ogni caso ogni appunto che descriva, per ogni brano, il livello di picco e quello RMS, il nome del brano, la posizione all’interno dell’album, eventuali errori da correggere,  la finalità espressiva del brano e ogni altro elemento utile, senza paura di essere troppo dettagliati; eventualmente corredate gli appunti con brani d’ascolto di riferimento, che voi ritenete eccellenti e che ci possano servire da ispirazione per il mastering

Risorse

Se la vostra DAW lo permette, dopo il caricamento di un numero elevato di plugin controllate le vostre risorse, anche perché talvolta i plugin utilizzati per il mastering sono avidi di potenza di calcolo.

Nei sistemi come Pro tools HD, se utilizzate plugin in TDM non metterete sotto sforzo la CPU.

Se utilizzate molti plugin e un elevato numero di steam, lavorando a 96 khz potreste mettere sotto sforzo i sistemi basati sulla CPU, cosa che non succederà con i sistemi hardware più potenti.

Qui di seguito potete vedere in illustrazione la situazione relativa ad una sessione di mastering a 96 Khz con tutti i plugin utilizzati, compresi quelli opzionali, e 5 steam tracks molto cariche di plugins.

Fortunatamente è stata utilizzato Pro Tools HD3, ma notate come tutte le risorse hardware (ben 27) sono state utilizzate in tutto o in parte, mentre la CPU è assolutamente rimasta “leggera”.

Pre fader metering – Delay compensation

Altre impostazioni da curare sono il Pre fader metering e il Delay compensation.

Il metering di ogni traccia è impostato generalmente su Pre fader, al fine di visualizzare il segnale in ingresso nel bus o nel canale; non posizionatelo in Post fader, in modo da mantenere un controllo preciso per prevenire ogni rischio di clipping.

Nei sistemi che lo permettono, regolate il delay compensation affinchè siano in grado di gestire i ritardi di riproduzione necessari ai plugins utilizzati per una perfetta sincronia tra le tracce, ritardi generalmente espressi in samples, con tempi di latenza che nel mastering possono assumere valori molto grandi, talvolta anche superiori ai 4000 ms.


PER APPROFONDIMENTI

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