Il Blog di Alessandro Fois. 


Premessa

Eccoci finalmente arrivati alla costruzione della nostra Sessione di Mix.

Se voi stessi avete effettuato le registrazioni o se, comunque, vi capita di missare nella stessa daw dove sono state effettuate le registrazioni, l’obbligo di ottimizzare non sussiste.

Se invece dovete missare un progetto registrato in un altro studio, potranno verificarsi 3 scenari possibili:

  1. avete a disposizione una session project pienamente compatibile con la vostra DAW, sarebbe a dire una sessione composta da tracce registrate col medesimo sistema di recording, per mezzo di una medesima versione di aggiornamento software, oppure di una versione precedente ma comunque compatibile – in tal caso non dovreste avere problemi per aprire la sessione, e iniziare a lavorarci direttamente previa eventuale riorganizzazione delle tracce
  2. avete a disposizione una session project compatibile con la vostra DAW (sarebbe a dire composta da tracce prodotte col medesimo sistema di registrazione), la quale però è stata realizzata con una versione di rilascio software più aggiornata della vostra – per cui potreste non essere in grado di aprire direttamente la sessione cliccandoci sopra; in tal caso dovrete chiedere al fonico che ha effettuato il recording di esportare la sessione ad una versione di rilascio precedente, compatibile con la vostra (su Pro Tools, ad esempio, è possibile farlo); se ciò non fosse possibile vi trovate in uno dei casi riconducibili al successivo punto “3”
  3. infine, il caso in cui la versione di session project disponibile non fosse compatibile con la vostra daw; premetto che, se potete, dovreste procurarvi almeno i sistemi software principali più diffusi, in tal modo potrete leggere voi stessi la project session, per poi esportare i file audio al fine di poterli re-importare nella vostra DAW preferita, nella quale eseguirete il mix; valutate che in tal modo potreste evitare di perdere un cliente, qualora questi non potesse o non volesse effettuare le operazioni di esportazione delle tracce (che potrebbero rivelarsi particolarmente lunghe e impegnative specialmente se si trattasse di esportare le tracce di un intero album musicale); nel caso in cui invece il cliente fosse disposto a fornirvi le tracce audio, chiedetegli di esportare le stesse seguendo i seguenti criteri:
  1. verificare che la frequenza di campionamento sia compresa tra quelle leggibili dal vostro sistema e compatibili con la potenza di elaborazione dello stesso; se possibile, utilizzare la medesima frequenza di campionamento utilizzata nelle sessioni di recording
  2. scegliere il parametro di definizione (numero dei bit) del campionamento col valore più elevato possibile tra quelli compatibili con la vostra DAW (per esempio 24 o 32 bit)
  3. rigenerare i vari segmenti di ogni traccia creando vari file unici, ciascuno corrispondente ad una intera traccia, aventi come punto temporale di inizio il punto ZERO della timeline (in parole povere ogni traccia dovrebbe iniziare dall’inizio del timeline o da un punto comune della timeline per tutte le tracce); ripetere l’operazione per ognuna delle tracce da esportare, che così avranno inizio tutte nel medesimo punto della timeline; ciò permetterà al fonico del mix di riorganizzarle nella propria, facendo coincidere ogni traccia nel punto di origine della timeline, con la certezza che tutte le tracce risulteranno perfettamente sincronizzate
  4. aver cura esportare le singole tracce senza effettuare alcuna operazione di processing (equalizzazione, compressione, riverbero, ecc.); nel caso in cui la produzione autorizzi l’esportazione di tracce processate, sarebbe opportuno che il fonico addetto al mixing ne sia al corrente, possibilmente anche con l’indicazione delle operazioni svolte e, se possibile con la possibilità di poter disporre anche dei files originali non processati, da utilizzare in caso di necessità
  5. verificare che il nome di ogni file audio contenga, nell’ordine, le iniziali dell’artista o del cliente, il nome del brano e il nome della traccia, che deve essere chiaro per tutti, ad esempio, per indicare: Prima traccia di Contrabbasso del brano Blue Sky dell’artista Giuseppe Rossi potreste utilizzare il seguente nome: Giuseppe Rossi – Blue Sky – Double Bass 01 (o, se preferite, “g_rossi-blue_sky-double_bass_01”)
  6. verificare che tutti i file corrispondenti ad un brano siano contenuti in una unica cartella denominata col nome dell’artista e del brano (esempio: “GRossi – Blue Sky”); nel caso di album con più brani, tutte le cartelle (ciascuna corrispondente ad un unico brano) dovranno essere contenute in un unica cartella generale contenente l’intero album, denominata ad esempio “Giuseppe Rossi – Mille colori del giorno – 11 Tracks”

Nel suddetto caso n.3, qualunque sia la DAW da voi utilizzata (personalmente utilizzo sempre Pro Tools HD), occorrerà per prima cosa creare una sessione avente le caratteristiche appropriate di bit e di frequenza. 

In tal caso…

Che parametri impostare?

Numero dei Bit

E’ bene impostare la sessione di mixing al massimo numero di bit disponibile sulla DAW (per esempio 32 bit).

E’ possibile lavorare molto bene anche a 24 bit, mentre devo sconsigliare di effettuare lavorazioni su sessioni a 16 bit, salvo che non disponiate di meglio sulla vostra DAW.

Frequenza di sampling

Personalmente consiglierei di utilizzare una frequenza di campionamento identica a quella utilizzata nel recording, al fine di evitare inutili conversioni all’atto della acquisizione dei file da sistemare sulla timeline della nostra sessione di lavoro.

Se (per assurdo) la nostra Daw non disponesse di tale frequenza, ne utilizzeremo una più alta, prediligendo, se disponibile, una frequenza di campionamento doppia rispetto a quella originale. 

Altrimenti, se niente di quanto sopra fosse possibile (ma quando mai?) utilizzate semplicemente la migliore disponibile, scelta tra quelle che ci permetteranno di utilizzare pienamente le risorse della nostra daw.

Ricordatevi infatti che, utilizzando una sessione di mixing a frequenze di sampling elevate (ad esempio 96 o addirittura 192 Khz), pur migliorando lievemente la qualità del campionamento si verificano le seguenti poco appetibili risultanze collaterali: 

  • un minor numero di tracce gestibili dal vostro sistema, 
  • più memoria impegnata nella sessione, 
  • maggiore sforzo e tempi di calcolo per il computer

Di norma evitate quindi di utilizzare sessioni con frequenze di campionamento così elevate, a meno che non siate più che sicuri che il vostro sistema sia sufficientemente potente per sostenerle; rischiate infatti di dover pagare cara tale scelta, trovandovi bloccati con un lavoro non concluso per mancanza di tracce o di risorse per plugin, il che vi obbligherebbe a creare tracce di sub-mix per mettere in bypass alcune tracce e i loro plugin, per poi obbligarvi a mixare con tali sub-mix, sperando di non dover  riesumare le singole tracce per modificare qualche parametro. 

Nelle nuove release di Pro Tools la funzione freeze può aiutarci per superare l’impasse, ma rischierebbe comunque di rallentare notevolmente il lavoro.

Talvolta, in questi casi, è meglio infatti ricominciare daccapo con una sessione avente frequenza di campionamento standard o, se utilizzate Pro Tools, potete cavarvela con il comando Copy In, avendo cura di modificare al ribasso la frequenza di campionamento nella copia da voi creata.

Per cui attenti a valutare bene ciò che fate.

Creare una nuova Sessione per il Mixing

Qualora non sia possibile aprire direttamente la sessione creata in ambito di recording, dovremo aprire una nuova sessione, per poi importare le tracce audio consegnateci dal fonico di recording. 

La maggior parte dei sistemi, come Pro Tools, permette di farlo con una unica operazione, tramite richiamo da apposito menu o addirittura con un drag&drop, direttamente dalla cartella che contiene i files alla timeline.

Nella quasi totalità dei sistemi, le tracce dovrebbero crearsi da sé, stereo o mono secondo la relativa identità dei files importati, in ordine alfabetico dall’alto in basso secondo il nome della traccia, col volume di uscita impostato a 0db, con impostazione centrale del pan-pot nelle tracce mono (e impostate agli estremi L e R in quelle stereo).

Un volta inseriti i files, verificate che tutte le tracce siano presenti e che siano posizionate correttamente, all’origine della linea del tempo nella timeline; se il fonico di recording ha seguito le nostre istruzioni, tale incolonnamento ci restituirà una perfetta sincronizzazione audio tra le tracce stesse.

Potreste però anche essere in grado di aprire direttamente la sessione di recording cliccando direttamente sul file organizzatore facente parte del pacchetto di file della sessione stessa. Ciò, come abbiamo già visto sopra, sarà possibile in ciascuno dei seguenti casi:

  • se il recording è stato effettuato nel medesimo studio, nel solo caso in cui la daw sia rimasta la medesima (nel caso in cui sia passato molto tempo quest’ultima potrebbe infatti essere stata aggiornata con una versione non più compatibile o addirittura cambiata, rendendo impossibile la riapertura diretta della sessione)
  • se, in caso di utilizzo di studi di registrazione differenti per il recording e il mixing, quest’ultimo dispone della medesima DAW in una versione compatibile

Sia nel caso in cui abbiate aperto direttamente la sessione, sia nel caso in cui abbiate importato le tracce audio fornite dal fonico di recording nella vostra nuova sessione di mix, a questo punto occorrerà organizzare le tracce secondo un criterio ordinato e pratico a voi congeniale; in proposito ognuno ha il proprio metodo col quale si trova a proprio agio, ma comunque Vi descrivo il mio criterio, che potreste trovare utile anche per voi.

Tracce e Gruppi

Tracce

Prima di tutto ascoltate il brano così come suona, semplicemente andando in Play, eventualmente anche sistemando i controlli di volume (fader) a livelli tali da garantirvi un ascolto sufficientemente proporzionato dell’insieme.

Non sempre i fonici di recording lavorano in maniera precisa e ordinata, per cui in alcuni casi potreste trovare, ad esempio:

  • sorgenti di diversa natura posizionate in punti differenti di una medesima traccia
  • parti di uno stesso strumento o strumentista aventi ruoli (e suoni) molto differenti
  • parti con notevoli cambi di portamento o di funzione delle frasi musicali (per esempio laddove l’esecuzione è molto diversa tra strofa e ritornello.

In tali casi vi consiglierei di smistare opportunamente gli elementi diversi su più tracce raggruppate, al fine di una loro gestione più logica ed ordinata.

Per esempio, potreste voler dividere in 3 tracce separate la traccia della voce solista: strofe + ritornelli + episodio parlato, da convogliare in un medesimo gruppo per un controllo comune.

Oppure magari vorreste suddividere in tracce separate una traccia di una chitarra elettrica, evidenziando:

  • la parte arpeggiata chorus-clean
  • la parte heavy
  • il solo

benché il fonico di recording avesse posizionato le n.3 esecuzioni molto differenti in una unica traccia generica di chitarra. 

E così via.

Questa suddivisione ci permetterà di trattare con maggiore facilità il contenuto audio, installando nella traccia i processori appropriati senza ricorrere a complesse automazioni per ottimizzare le varie parti della esecuzione, così differenti tra loro.

Al contrario, se troverete tracce differenti che in momenti differenti riproducono lo stesso strumento, avente medesimo suono e funzione, potreste decidere di convogliare gli episodi sonori in una unica traccia, per maggiore coerenza e praticità.

Attenzione però

Nel caso in cui invece rilevaste la presenza di medesime esecuzioni contemporanee, verificate bene perchè potrebbe trattarsi di più esecuzioni differenti dello stesso fraseggio al fine di creare un effetto di chorus. 

In tal caso le tracce simili ma non identiche dovranno ovviamente essere posizionate su tracce parallele, al fine della loro riproduzione contemporanea.

Una volta eseguito quanto sopra, organizziamo le tracce sistemando in alto la sezione ritmico-percussiva (batteria e altro) e in basso i solisti del brano.

Al centro sistemeremo tutte le altre tracce, seguendo un ordine logico a nostro piacere.

Gruppi

Adesso sarebbe opportuno, per praticità, raggruppare le tracce aventi elementi in comune, convogliandone l’Output verso l’Input di una Traccia-Gruppo creata appositamente.

Ad esempio: Gruppo Stereo per le tracce di Batteria, Gruppo Stereo per le Chitarre, Gruppo Stereo per le tracce del Coro, e così via. 

Ciò ci permetterà di poter gestire con maggior facilità i cambi di volume, le mandate ausiliarie al riverbero, la equalizzazione di un intero gruppo di sorgenti appartenenti alla stessa famiglia, pur conservando la possibilità di gestire indipendentemente ogni traccia.

Infine, nominate tracce e gruppi in maniera logica e comprensibile, al fine di una più pratica gestione del mix.

Eliminare i plugin

Aprendo direttamente una sessione creata da un fonico di recording (o anche da voi stessi), su alcune tracce e/o gruppi potreste notare la presenza di alcuni plugin di equalizzazione, compressione o altro, creati temporaneamente dal fonico di recording per simulare un ascolto processato.

Io consiglio vivamente di eliminare questi plugin o almeno di disattivarli al fine di iniziare il mix con una sessione vergine.

Qui di seguito le uniche eccezioni a tale regola. 

Sono da conservare sulle tracce e/o su eventuali gruppi i seguenti plugin:

  • Track Delay aventi la funzione di mettere in fase tra loro le tracce generate da differenti microfoni registrati contemporaneamente (tipico nelle sessioni di registrazione multi-microfonica, come ad esempio la batteria) – in tal caso, salvo verifica di correttezza delle impostazioni, è sempre consigliabile conservare questi plugin
  • Altri plugin è possibile conservare alcuni plugin quando richiesto e motivato dal fonico di recording tramite una nota di istruzioni allegate alla sessione – in tal caso il fonico di mix, fatte salve eventuali disposizioni dell’arrangiatore o del produttore, può decidere sul da farsi, in quanto potrebbe anche non essere d’accordo con le scelte del suo collega e preferire altre soluzioni

Per concludere

Siamo adesso pronti ad effettuare le operazioni preliminari, che preludono al mix vero e proprio.

Quali? 

Le vedremo insieme nei prossimi articoli del Blog.


PER APPROFONDIMENTI

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